lunedì 28 dicembre 2015

"Animali senza confini" in mostra a Pragelato fino al 05.01.2016

Si è tenuto il 27 dicembre 2015 a Pragelato l'ultimo evento promosso dall'Associazione Vivere le Alpi per il 2015: l'inaugurazione della mostra fotografica "Animali senza confini" curata da Giuseppe Martini e dal giovanissimo Lorenzo in collaborazione con l'Ente Parco Alpi Cozie.
 
La mostra rimane aperta al pubblico presso la sede del Parco Naturale Val Troncea in via della Pineta, frazione la Ruà fino al 5 gennaio con i seguenti orari:

Dal lunedì al giovedì: 9,30-12,00 e 14,00-15,00
Venerdì: 9,30-12,00
Sabato e domenica: 10,30-13,00 e 15,00-18,00
(1° e 6 gennaio 2016 chiuso)

 "Vivere le Alpi" ringrazia l'Ente Parco Alpi Cozie per la disponibilità e la collaborazione 
e invita tutti a visitare la mostra nei prossimi giorni, cogliendo l'occasione per augurare un sereno inizio del nuovo anno!





Foto: 
Marisa Barotto, Carlo Grande, Simona Pons

mercoledì 9 dicembre 2015

Il Forte delle nuvole...e non solo! - Video atti del pomeriggio

Gli appassionati di fortificazioni avranno già capito a quale forte facciamo riferimento quando parliamo del "forte delle nuvole": il più alto d'Europa; per certi versi anche il più temuto. Oggetto di numerosi scritti da parte di esperti e studiosi; simbolo delle fortificazioni alpine; meta degli escursionisti appassionati e soggetto di fotografie spesso spettacolari: lo Chaberton!
L'Associazione Vivere le Alpi lo ha scelto nel 2013 come "sfondo" del suo simpatico logo e il 28 novembre 2015 ha festeggiato il suo secondo compleanno con un pomeriggio dedicato proprio allo Chaberton (ma non solo) in compagnia di uno dei massimi esperti della materia: Mauro Minola, che ha tenuto una lectio magistralis sulla storia delle fortificazioni e dello Chaberton; mentre Luca Grande, il presidente di Vivere le Alpi, ha illustrato le attività dell'associazione e ha condotto il pomeriggio che si è concluso con il saluto di tutto il Direttivo.


lunedì 7 dicembre 2015

18 dicembre: Visita speciale ai rifugi antiaerei di Villar Perosa


Vi aspettiamo alle 17.30 per la I edizione della visita in notturna accompagnata dall'intervento di 
Gian Vittorio Avondo sul tema "Villar Perosa: luogo di guerra e resistenza".
Per tutte le info e gli aggiornamenti, seguiteci cliccando QUI

martedì 3 novembre 2015

II anniversario "Vivere le Alpi": il Forte delle Nuvole e non solo...


Gli appassionati di fortificazioni avranno già capito a quale forte facciamo riferimento quando parliamo del "forte delle nuvole": il più alto d'Europa, per certi versi anche il più temuto. Oggetto di numerosi scritti da parte di esperti e studiosi, simbolo delle fortificazioni alpine, meta degli escursionisti appassionati e soggetto di fotografie spesso spettacolari: lo Chaberton!
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L'Associazione Vivere le Alpi lo ha scelto nel 2013 come "sfondo" del suo simpatico logo e oggi festeggia il suo secondo compleanno con un pomeriggio dedicato proprio allo Chaberton (ma non solo) in compagnia di uno dei massimi esperti della materia: Mauro Minola.

Siete, quindi, tutti invitati a partecipare al pomeriggio culturale per festeggiare con l'Associazione il secondo anno di attività, ascoltare Mauro Minola, ammirare la proiezione delle foto partecipanti al concorso "Scatta il Forte", scoprire i nuovi gadget (a tema "fortificazioni" ma non solo) dell'Associazione!
L'ingresso è gratuito, per info: viverelealpi@gmail.com

venerdì 23 ottobre 2015

Vivere le Alpi alla Fira d'la Calà

Da secoli, questo periodo dell'anno nelle nostre valli alpine è segnato da un evento fondamentale nelle vite di chi di montagna ha vissuto e vive: la discesa dai pascoli delle greggi e delle mandrie.
Come tradizione, a Bobbio Pellice, l'ultimo fine settimana di ottobre è caratterizzato dalla fiera commerciale e dalla sfilata del bestiame che scende dai pascoli alpini. Senza contare che tale evento è reso ancor più accattivante dalla contestuale "Sagra della Mustardela e Castagnata" che mette in mostra due prodotti tipici curando anche l'aspetto enogastronomico.
In un evento di simile importanza per il nostro territorio, Vivere le Alpi non mancherà di essere presente e grazie agli amici del Ristorante Laghetto Nais, che ormai sono stabilmente partner di iniziative dell'Associazione, un nostro banchetto sarà presente presso il Laghetto del ristorante e permetterà a chiunque sia interessato di saperne di più su chi siamo, sulle nostre attività, sui prossimi eventi e sulle visite ai rifugi antiaerei.
Inoltre, saranno in distribuzione nuovissimi gadget, portachiavi, segnalibri, tovagliette, magliette e molti altri prodotti targati Vivere le Alpi, nonché gli ultmi calendari delle Opere Fortificate.


L'unica cosa che non riuscirete a scucire ai nostri volontari al banchetto, saranno indiscrezioni sul secondo anniversario di Vivere le Alpi, che sarà una sorpresa che presto vi sveleremo...per ora...possiamo solo anticipare di tenervi liberi il pomeriggio di sabato 28 novembre!






mercoledì 7 ottobre 2015

Ottobre ai rifugi antiaerei di Villar Perosa

L'Associazione Culturale Vivere le Alpi e il Comune di Villar Perosa informano che i rifugi antiaerei di Via della Braida, costruiti nel 1943 per proteggere la popolazione dalle incursioni aeree ed ancora perfettamente conservati, sono visitabili in occasione di due aperture straordinarie previste per sabato 3 e domenica 11 ottobre con orario 15.00-18.00 senza necessità di prenotazione. 
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Le visite in altre occasioni, si effettuano: 
- per singoli e gruppi < 3 persone nelle aperture fisse (1° domenica del mese da marzo ad ottobre ed in occasione di eventi particolari);
- per scuole di ogni ordine e grado e gruppi > 3 persone previa prenotazione (almeno 7 giorni prima della data desiderata) ai numeri 338.21.27.624 (Luca) oppure 346.60.98.402 (Simona), oppure scrivendo all’indirizzo viverelealpi@gmail.com. 
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I rifugi sono visitabili con un’offerta libera.


lunedì 5 ottobre 2015

Da ANPANA ONLUS - Macellazione abusiva fermata da Striscia la Notizia e Anpana Milano

Da tempo, nelle campagne di Cuggiono (Milano), in un capannone fatiscente, si verificavano macellazioni abusive fermate, qualche giorno fa, dalle Guardie Ecozoofile Anpana di Milano in collaborazione con i Carabinieri, "Striscia la Notizia" ed Edoardo Stoppa, amico degli animali e Guardia Ecozoofila Anpana, riuscendo a mettere in salvo numerosi capretti e agnellini destinati a diventare carne "halal" in assenza di condizioni igieniche.Edoardo Stoppa prima e le Guardie Anpana e i Carabinieri dopo, si sono trovati davanti agli occhi uno scenario agghiacciante: macelleria abusiva, carcasse sparse ovunque, anche nei prati circostanti, animali morti da giorni che stavano per essere macellati, numerosissimi talloni auricolari appartenenti ad animali ormai spariti, assenza di registri di carico e scarico, collaboratori irregolari e clandestini.Gli animali sono stati posti sotto sequestro e nei prossimi giorni saranno spostati in un luogo a loro più favorevole. Sono, comunque, in corso ulteriori accertamenti da parte delle Forze dell'Ordine. Il Presidente Nazionale Anpana, Francesco Pellecchia,  si è complimentato, per la brillante operazione, con tutte le Guardie del Coordinamento di Milano, esortandole a continuare su questa strada per il bene degli animali e dell'ambiente.

articolo tratto da http://www.anpana.it

Alessia Piccoli
 
 

venerdì 2 ottobre 2015

Sagra dei ciapinabo' dal 9 all' 11 ottobre 2015 a Carignano (Torino)

Esposizione del tapinambour (ciapinabò detto alla francese), esposizione dei prodotti tipici locali. Stand enogastronomici con menù degustazione a base di Ciapinabò. Antichi mestieri, musiche occitane, sfilate ed attrazioni. Mostra della razza bovina "Frisona". La Transumanza per le vie del paese, gruppi folkloristici italiani ed esteri (presenti i paesi Francia e Germania). Mercatino dei prodotti tipici Tapinambour in vendita e tutte le varietà di ortaggi e frutti. Tre giorni di festa e degustazioni del tapinambour (tubero dalle molteplici proprietà terapeutiche).

articolo tratto da http://www.giraitalia.it

Alessia Piccoli

lunedì 28 settembre 2015

Da LAV - Alessandria: allevatori di cavalli accusano i piccioni di presunto contagio

A Novi Ligure (Alessandria) gli allevatori dei cavalli residenti nell’ippodromo Ricci, chiedono a gran voce lo sterminio di una colonia di colombi perché, a loro dire, vi è il “rischio concreto” di trasmissione della West Neal Disease – la febbre del Nilo – che in alcuni casi potrebbe determinare la morte degli equini contagiati.Come in analoghi casi, in cui sono in gioco problemi di convivenza con gli animali selvatici, l’unica soluzione proposta dall’uomo è lo sterminio incondizionato, la soluzione finale.“Ammazzare i colombi non ha alcun senso, perché gli spazi lasciati liberi verrebbero immediatamente occupati da altri uccelli provenienti dalle zone limitrofe – commenta Massimo Vitturi, responsabile Animali Selvatici della LAV – inoltre, ciò configurerebbe una grave violazione delle norme poste a tutela della fauna selvatica, poiché non vi è alcuna evidenza che quei colombi siano portatori del virus”.L’uccisione degli animali selvatici è sempre un atto estremamente crudele e del tutto privo di efficacia. In questo come in altri casi, per allontanare i colombi è sufficiente controllare le fonti di alimentazione, curando con puntualità l’asporto dei rifiuti e la pulizia dei luoghi. Inoltre, è anche importante ridurre la disponibilità dei siti di nidificazione chiudendo, solo dopo aver accertato che non siano occupati, pertugi ed accessi alle zone dove i colombi possono trovare un luogo ideale per far crescere i loro piccoli.“Vogliamo infine ricordare che i colombi, come tutti gli animali selvatici, sono tutelati dalle norme nazionali e regionali, in quanto parte insostituibile dell’ecosistema in cui viviamo – aggiunge Vitturi -  qualsiasi intervento sulle loro popolazioni è autorizzato dalle Amministrazioni solamente in casi eccezionali, di comprovata pericolosità, previa autorizzazione degli Enti nazionali preposti alla protezione dell’ambiente, e solo dopo aver dimostrato che ogni soluzione ecologica ed incruenta è inefficace. Ogni altro intervento, compiuto al di fuori di questo perimetro, configura un reato di carattere penale”.
 
articolo tratto da http://www.lav.it
 
Alessia Piccoli

venerdì 25 settembre 2015

Sagra della castagna e del fungo 2015 a Rossana (CN)

Particolarmente ricca la manifestazione quest'anno in tutti i settori con musica, mostre, esposizioni, folklore e gastronomia.La giornata della domenica è il centro della festa, durante tutto il giorno si potrà mangiare infatti nei vari punti gestiti dalla Pro Loco polenta con i funghi, famosi Mundaj, funghi fritti, in più si potranno acquistare funghi e castagne, per le vie del paese grande fiera.

articolo tratto da http://www.giraitalia.it

Alessia Piccoli

martedì 22 settembre 2015

Da ANPANA ONLUS - Bovini maltrattati intervengono le Guardie Ecozoofile dell' ANPANA Cuneo

Mondovì (CN) ancora un intervento delle Guardie Ecozoofile dell' ANPANA a salvaguardia degli animali, durante un accertamento le Guardie hanno riscontrato un maltrattamento di diverse decine di Bovini adulti, gli animali sono stati sottoposti a Sequestro Penale e il maltrattatore deferito all' Autorità Giudiziaria.Purtroppo il reo di tale azione non era la prima volta che commetteva un simile reato, solo qualche anno fa, nel medesimo allevamento le forze di polizia avevano trovato morti di fame più di 30 Bovini e altrettanti erano stati maltrattati.Non è la prima volta che le Guardie Ecozoofile ANPANA segnalano allevatori che decidono di dividere in due la stalla, in una parte quelle pronte ad essere vendute, ed ovviamente queste sono bene in carne e, nell' altra quelle che devono subire inutili angherie, patire la fame e nel frattempo anche partorire.Ora gli animali dovranno essere rifocillati e curati da ogni eventuali patologia, mentre le Guardie Ecozoofile vigileranno sull'osservanza delle prescrizioni fino a nuove disposizioni da parte della Procura della Repubblica di Cuneo.

articolo tratto da http://www.anpana.it ; immagine tratta da http://www.wikipedia.org

Alessia Piccoli

martedì 15 settembre 2015

Da LAV - Macellazione in piazza: tanti contro, ma solo a parole

La macellazione a fini alimentari degli animali è purtroppo permessa. Contro questa ci battiamo da sempre. Ma è anche permessa la macellazione senza stordimento preventivo degli animali. Anche contro questa ci battiamo da sempre e su questa abbiamo qualche alleato. Quando si tratta di contestare la macellazione rituale a fini religiosi, quindi senza stordimento, qualche voce in più si leva, perché a praticarla sono, in particolare, gli osservanti mussulmani (che in maniera identica la facciano eseguire gli osservanti delle comunità ebraiche poco importa a tanti).In questi giorni a Como si fa un gran parlare della “autorizzazione del Comune di centrosinistra allo sgozzamento degli animali in una piazza il prossimo 23 settembre, Festa mussulmana del Sacrificio”.Abbiamo appurato direttamente che - essendo vietata la macellazione rituale al di fuori dei macelli autorizzati (Regolamento europeo 1099 del 2009 e relativo Decreto Legislativo 131 del 2013) l’uccisione degli animali sarà effettuata in uno dei tre macelli di zona autorizzati, secondo legge, anche a praticare la macellazione senza stordimento.Il nostro giudizio morale è qui contrario, in maniera identica a quello che esercitiamo anche contro qualsiasi altra macellazione, anche quelle senza stordimento di galline e conigli per il cosiddetto consumo familiare, che avvengono, purtroppo legalmente, senza stordimento preventivo. Ma, ovviamente, contestiamo anche quelle legali con stordimento.Quanti di coloro che si stanno levando contro la “festa islamica” ovvero per una preghiera in piazza, però, lo fanno effettivamente a tutela dei diritti degli animali? E, fra questi, anche chi siede in Parlamento, è facile appurarlo, non ha nemmeno mai presentato una proposta di legge per vietare questo tipo di macellazione. E quando qualche anno fa a livello europeo si discuteva del Regolamento europeo sulla macellazione, e la stessa parte politica ricopriva al Governo le funzioni più importanti in tre Ministeri-chiave (Salute, Agricoltura e Interni) non ha levato nemmeno una parola nelle sedi Istituzionali, e non ha fatto avvalere l’Italia della possibilità di vietare la macellazione rituale senza stordimento (come fatto invece da Svezia o Polonia, per esempio) in ambito nazionale. Come si chiama questa condotta?Ogni anno gli italiani mangiano circa 83 chili di carni pro capite. Oltre a uova, latte e derivati. Chi è interessato davvero alla sofferenza degli animali, può iniziare anche da oggi, come facciamo noi, a rendere concreta e fattiva la sua indignazione (cristiano, mussulmano, ebreo, non credente ecc) partendo dalle proprie scelte alimentari. Tutto il resto che non sia coerente è una farsa, condotta anche sulla pelle degli animali.

articolo tratto da http://www.lav.it

Alessia Piccoli

venerdì 11 settembre 2015

Nichelino - Festa Patronale di San Matteo dall' 11 al 28 settembre 2015

Quest'anno la Festa patronale di San Matteo prevede: celebrazioni religiose, spettacoli, serata di tango argentino, manifestazioni sportive, la “Fiera Commerciale Artigianale”, la “Festa dell’Uva e del Vino”, “la Notte in Rosa” e ancora iniziative culturali presso ill Castello e il Borgo Antico, mostre, convegni, il luna park e infine... il gran finale pirotecnico! Insomma, ce n'e' per tutti i gusti!

articolo tratto da http://www.giraitalia.it

Alessia Piccoli

lunedì 7 settembre 2015

Da LAV - Mucche "da latte": NAS stroncano traffico di farmaci veterinari illeciti

Plauso della LAV per le indagini del Nas di Cremona e della Procura di Brescia che hanno stroncato un vasto traffico di farmaci veterinari illeciti da somministrare a bovini per aumentare la produzione di latte e tratto in arresto un ex agente di commercio che operava nel settore zootecnico.L'ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata disposta dal GIP della Procura di Brescia, su richiesta del PM Ambrogio Cassiani - già PM del caso giudiziario dei beagle di Green Hill - titolare dell'indagine denominata “via lattea”.Circa un milione e ottocentomila mucche sono allevate nel nostro Paese in allevamenti altamente intensivi dove l’unica logica perseguita è aumentare la produzione oltre i limiti biologici degli animali. L’allevamento di questi animali, infatti, non è disciplinato da specifica normativa e pertanto gli allevatori e l’industria del latte sfruttano oltre ogni limite questi poveri animali. Una mucca da latte è sottoposta a processi di manipolazione genetica finalizzata ad incrementare la produzione del latte; hanno mammelle enormi che in natura non esistono perché insostenibili per gli animali. Come per le modalità di allevamento non esistono norme nazionali e comunitarie che disciplinino la manipolazione genetica di questi animali, che quindi rimane solo nelle mani dell’industria in una sorta di arbitrio verso il vivente, ingiustificabile e che ha portato enormi danni a questi animali. "Gli abusi di questo sistema industriale d’allevamento ultraintensivo sono stati già messi sotto processo in molti Tribunali del nostro Paese, con il fenomeno delle “mucche a terra”: il trasporto di decine di migliaia di questi animali a fine carriera verso il macello, in barba al divieto posto a livello europeo e dal nostro codice penale – dichiara Roberto Bennati, Vicepresidente LAV – questo nuovo scandalo di commercio dei farmaci e di doping illecito di questi animali, conferma che si tratta di una filiera assolutamente inaccettabile e dove l’illegalità è molto diffusa. Gli effetti su questi animali sono gravissimi, veri e propri maltrattamenti genetici e farmacologici a cui le Istituzioni devono porre fine quanto prima.”
 
articolo tratto da http://www.lav.it
 
Alessia Piccoli

venerdì 4 settembre 2015

Sagra della rana dal 3 al 9 settembre 2015 a Cappuccini (VC)

Sagra ormai ultra trentenne che racchiude al suo interno una forte voglia di far conoscere le tradizioni rionali a tutta la provincia e non solo.La manifestazione racchiude non solo momenti culinari ed enogastronomici ma anche ballo e divertimento con orchestre. Il giovedi il menù propone Paella e domenica Fritto misto alla piemontese e tutti giorni piatti vegetariani.Non mancherà lo sport, con due tornei di calcio in collaborazione con il G.S.D. Castigliano, e la gara ciclistica Mario Marcone giunta alla sua 22° edizione e parte integrante della nostra Kermesse dedicata al batrace delle nostre risaie.

articolo tratto da http://www.giraitalia.it

Alessia Piccoli

lunedì 31 agosto 2015

Da ENPA - I pesci sono animali intelligenti: ecco i cinque comportamenti che lo dimostrano

La stragrande maggioranza delle persone ritiene, a torto, che i pesci non siano animali intelligenti e non abbiano la stessa capacità dei mammiferi di provare dolore. Ma si tratta di una convinzione del tutto errata da cui ha origine il diffuso disinteresse nei confronti della cattura e dell'uccisione, ogni anno, di miliardi di pesci destinati all'alimentazione umana.Un team di biologi marini, guidati da Redouan Bshary, ha condotto uno studio sul comportamento dei pesci che dimostra invece, una volta per tutte, quanto questi animali riescano ad essere ingegnosi. Ecco cinque comportamenti complessi che Redouan Bshary ha osservato e documentato.
Cooperazione. Nell'universo animale ci sono numerosissimi esempi di cooperazione. Soprattutto nella barriera corallina: un vero e proprio “alveare di attività” che coinvolge migliaia di differenti specie marine, molte delle quali hanno imparato a cooperare le une con le altre per reciproco beneficio. E' il caso di quelle che possono essere definite come “Spa acquatiche” dove i pesci più grandi sostano permettendo ai più piccoli “pesci spazzino” di nutrirsi dei parassiti che si trovano sulla loro pelle. Tale sistema permette ai primi di liberarsi degli “ospiti indesiderati” ai secondi di avere cibo in abbondanza.
Battere la “concorrenza”. Per i “pesci spazzino” il muco protettivo (e molto nutriente) presente sulla pelle dei pesci più grandi, è una vera prelibatezza che assaporano, di quando in quando, dando un piccolo morso ai loro “clienti”. Il problema è che questi ultimi, se apprezzano il trattamento di pulizia, non sembrano essere altrettanto tolleranti nei confronti dei piccoli morsi. Anche perché, se ne riescono a tollerare uno o due, la faccenda si complica di molto quando la “Spa” corallina inizia ad affollarsi di pesci spazzino, ciascuno dei quali ambisce alla sua porzione di muco. Pertanto, i pesci più grandi si terranno a debita distanza dalle “stazioni di pulizia” nel caso in cui risultassero particolarmente affollate. Tuttavia, i “pesci spazzino” hanno imparato a fare delle vere e proprie analisi di scenario in funzione quanti “competitor” e quanti clienti siano presenti in prossimità delle stazioni di pulizia. In altri termini i “pesci spazzino” hanno appreso che quanto minore sarà il numero di competitor presenti, tanto maggiore sarà la possibilità di “scroccare” un morso ai propri clienti.
Compagni di caccia
I ricercatori hanno documentato numerosi casi di caccia cooperativa tra alcuni dei più grandi predatori della barriera corallina, cernie e murene. In linea di principio ci si aspetterebbe una qualche forma di competizione tra queste specie, le quali, invece, hanno sviluppato un sistema di caccia vantaggioso per entrambe. Ecco come funziona. Uno dei pesci si addentra nella barriera corallina e indirizza le prede vero il mare aperto o un “vicolo cieco” dove esse diventano un facile bersaglio.
Il linguaggio del corpo
Per sincronizzare le attività di predazione, i pesci utilizzano un “linguaggio del corpo” estremamente avanzato: basta un solo cenno del capo per dare il via alla battuta di caccia. Questo tipo di comunicazione complessa non è un prerogativa dei pesci della barriera corallina, ma è stato osservato anche in altre specie e in contesti molto differenti. E' il caso – ad esempio – dei branchi di tonni che girano vorticosamente in tondo per confondere i loro predatori.
Alla ricerca di un “pasto”
Una delle osservazioni più significative fatta da Redouan Bshary all'interno della barriera corallina riguarda la capacita dei “pesci spazzino” di elaborare e processare le informazioni; capacità che sono risultate essere superiori a quelle osservate dallo stesso ricercatore non solo nei primati, ma addirittura nel sua figlioletta di quattro anni.In particolare, i “pesci spazzino” hanno mostrato una strabiliante abilità nell'imparare dall'ambiente circostante per ottimizzare la gestione delle risorse alimentari. Dovendo scegliere tra due piatti pieni di cibo – uno sempre disponibile, l'altro invece soltanto per pochi minuti – i pesci hanno chiaramente dimostrato di poter adattare il proprio comportamento in funzione di quella situazione, imparando che per massimizzare il proprio “vantaggio” era necessario mangiare prima il contenuto del piatto “a termine”, poi quello del secondo, quello sempre a disposizione. Il risultato del test non cambiava neanche con l'introduzione di variabili tali da renderlo più complicato (con piatti di colore diverso, ad esempio). I primati sottoposti a questo esperimento hanno mostrato tempi di apprendimento più lunghi, mentre la figlia di 4 anni di Bshary non è mai riuscita a concludere l'esperimento pur essendovi stata sottoposta per più di 100 volte.Noi uomini abbiamo sviluppato un modo estremamente antropocentrico di vedere il mondo; un modo in virtù del quale giudichiamo le altre specie basandoci unicamente sulla percezione che noi abbiamo di esse. Per riuscire a vivere in una società più giusta, che non sia responsabile ogni anno della morte di miliardi di animali, dobbiamo imparare a comprendere e a rispettare ogni vivente per ciò che esso è, e non per la percezione che noi abbiamo di lui.

articolo tratto da http://www.enpa.it

Alessia Piccoli

venerdì 28 agosto 2015

Sagra del peperone 2015

Dieci giorni di spettacoli, musica, intrattenimento, mostre, degustazioni enogastronomiche, il tutto contornato da una rassegna commerciale distribuita nel centro storico della città. Musei aperti, una piazza dedicata ai bambini, esposizione e vendita di artigianato per i progetti di solidarioetà presentato dalle Associazioni Carmagnolesi, per far conoscere il mondo e le realtà più dimenticate.Un salone dedicato ai prodotti del Paniere della Provincia di Torino e i Vini della Regione Veneto.Tutto questo si concluderà il 6 settembre con l'ormai consueto spettacolo pirotecnico che darà appuntamento al prossimo anno.

articolo tratto da http://www.giraitalia.it

Alessia Piccoli

domenica 23 agosto 2015

Da LAV - Allo sbaraglio o reclusi a vita

Sono stimati in circa 600 mila i cani randagi in Italia e più di 2 milioni e mezzo i gatti. Vagano per le strade in cerca di cibo, riparo, forse una carezza.

Solo nel 1991, con l’entrata in vigore della Legge quadro per la prevenzione del randagismo (n.281/91), i cani e i gatti accalappiati vedevano riconosciuto il loro diritto alla vita. Fino a quel momento dopo soli tre giorni di detenzione venivano uccisi!Ma i principi ispiratori della legge non hanno trovato sufficiente attuazione pratica. Carente la costruzione di canili sanitari da parte delle amministrazioni locali, scarsi o assenti i programmi di prevenzione delle nascite, le campagne di adozione, le iniziative di promozione di un corretto rapporto uomo/animale.E negli anni c’è chi ha fatto della detenzione a vita dei randagi un vero e proprio affare. Nonostante la Legge 281/91 indichi nelle associazioni di protezione animali i soggetti prioritari cui concedere le convenzioni per la gestione dei canili, in tutta Italia sono sorte strutture esclusivamente private, nelle quali gli animali devono fare numero e sopravvivere il più a lungo possibile.Ammassati in gabbie anguste, in strutture fatiscenti, con un’altissima natalità che sopperisce all’altrettanto altissima mortalità: questi sono i canili lager. Aggiudicandosi la gestione dei randagi, i responsabili di “rifugi/canili” privati possono contare su un contributo che va da 2 a 7 Euro al giorno per ogni cane e il totale può giungere a cifre elevatissime.Grazie al nostro monitoraggio negli ultimi anni è stato possibile denunciare numerose strutture fatiscenti, e dal 2010 il Ministero della Salute ha attivato una task force per i controlli.

articolo tratto da http://www.lav.it ; immagine tratta da http://www.wikipedia.org

Alessia Piccoli


venerdì 21 agosto 2015

30 agosto – Tra vini e piatti tradizionali prende il via la 29° Mangialonga di La Morra 2015

Descrizione
Percorso di 4 chilometri con passeggiata enogastronomica non competitiva che che si snoda attraverso paesaggi e colline in 6 tappe gastronomiche dove sarà possibile degustare i prodotti tipici della cucina di Langa accompagnati dai vini più pregiati della zona.
Si partirà con l’aperitivo a base di prodotti tipici della Langa abbinati a i vini francesi di Scherviller; per passare alla prima tappa con salumi locali, lardo e Dolcetto d’Alba, e con tajarin al ragù di carne piemontese in abbinamento con Nebbiolo d’Alba, Barbera d’Alba e Langhe DOC. Un sorbetto al limone rinfrescherà la quarta fermata prima di un tuffo nei sapori forti della zona: bocconcini di vitello al Barolo e polenta da gustare insieme al Barolo DOCG dei produttori di La Morra, selezione di formaggi delle vallate Cuneesi e dolci della tradizione con l’immancabile Moscato d’Asti DOCG. Il costo della partecipazione, comprensivo di taschino e bicchiere da degustazione che sarà fornito in omaggio, è di 45 euro per gli adulti e di 20 euro per i ragazzi dai 13 ai 17 anni, mentre per i minori di 12 anni l’iscrizione è gratuita.

articolo tratto da http://www.giraitalia.it

Alessia Piccoli

lunedì 17 agosto 2015

Da ANPANA ONLUS - Ennesimo Cane Sequestrato dalle Guardie Ecozoofile ANPANA Cuneo per maltrattamento

L'estate incombe e i maltrattamenti aumentano, molti cani vengono tenuti in condizioni incompatibili legati corti sotto il sole e senza acqua, "queste sono spesso le segnalazioni che ci vengono fatte afferma il Comandante Provinciale delle Guardie ANPANA Rossano Maria", molti casi sono stati fortunatamente risolti con il buon senso dei proprietari, ma in altri purtroppo siamo costretti a intervenire drasticamente.
Questo è quello che è accaduto a Piasco (CN), in un cascinale ci sono 7 cani, di cui uno legato a catena privo di un idoneo ricovero e in condizioni di salute pessime, il cane di soli due anni è letteralmente pelle e ossa, nonostante l' animale fosse a pelo lungo e bianco, il suo stato di magrezza è visibile anche da lontano, così le Guardie Ecozoofile ANPANA intervengono ed eseguono un sequestro penale, convalidato dalla Procura di Cuneo che ha disposto che il cane venga curato presso apposita struttura.L' intervento ha visto anche la collaborazione della Polizia Locale, che conoscevano bene il caso, gli altri cani non sono ancora in condizioni da sequestro, ma se non si interviene per fornire loro la giusta alimentazione e cure mediche, si potrebbe arrivare al sequestro anche di questi.L'ANPANA afferma che sono moltissime le segnalazioni giunte, i cittadini sono sempre più sensibili a queste tematiche, di fatto tutti si chiedono del perché prendere un animale e poi infliggergli simili maltrattamenti, "troppo spesso ci poniamo anche noi questa domanda afferma Rossano dell' ANPANA, noi vigileremo e interverremo in ogni caso possibile, presto speriamo di aumentare l' organico delle nostre Guardie Volontarie, stiamo raccogliendo le iscrizioni per un nuovo corso che partirà a Settembre, in modo da essere sempre più presenti e aiutare tanti animali in difficoltà.

articolo tratto da http://www.anpana.it ; immagine tratta da www.wikipedia.org

Alessia Piccoli



19 agosto: giornata di visite ai Rifugi Antiaerei di Villar Perosa

In occasione della partita "Juventus A - Juventus B", il Comune di Villar Perosa, in collaborazione con la Sadem, propone visite ai luoghi che hanno fatto la storia del Comune.
L'Associazione Culturale "Vivere le Alpi" è presente ai Rifugi Antiaerei per accompagnarvi alla scoperta della loro costruzione e raccontarvi il bombardamento del 3 gennaio 1943.

Cogliamo l'occasione per ringraziare per la bella occasione l'amministrazione comunale di Villar Perosa e vi aspettiamo numerosi!


martedì 21 luglio 2015

Da LaZampa - Ecco tutto ciò che c’è da sapere sulle odiate zanzare, incubo di ogni estate

C’è un insetto più antipatico della zanzara? In «Zanzare», il secondo romanzo di William Faulkner, ambientato su un panfilo che naviga sulle acque di un lago, gli esseri umani appaiono frenetici, assurdi e fastidiosi come le zanzare che li pungono. Spesso senza far rumore, questo insetto atterra sulla nostra cute e pratica un foro con la sua proboscide. L’effetto è un prurito insistente. Come ha scritto Karl von Frisch, uno dei maggiori studiosi d’insetti, noi uomini dobbiamo astrarci dall’idea di essere i primi attori sul teatro della Terra e di pensare che ogni cosa sia al nostro esclusivo servizio. Lo zoologo austriaco asserisce che anche i più modesti esseri viventi sono equipaggiati con la medesima cura dell’arrogante razza umana per affrontare la lotta per l’esistenza.
SI NUTRE DEL NOSTRO SANGUE 
La fastidiosa zanzara possiede organi di volo di grande perfezione; ha due sole ali, quindi appartiene ai ditteri. Così come noi appena vediamo il cibo ci viene l’acquolina in bocca, la zanzara all’attacco appare dotata di ghiandole per la salivazione: praticata la ferita nella nostra pelle, emette una gocciolina di liquido tossico che provoca l’irritazione della cute; le serve per produrre un’infiammazione locale, dovuta alla dilatazione dei vasi sanguigni: intensifica l’afflusso del sangue. Il veleno provoca dolore, ma è utile ad attingere quel nettare che è il nostro sangue. Tutto questo perché il suo apparato succhiatore è troppo sottile per infilarsi a fondo nella pelle. Inoltre, la goccia di liquido irritante ha l’effetto di impedire che il sangue si coaguli. Le zanzare non sono così vecchie come altri insetti. Sono apparse solo 35 milioni di anni fa e la loro alimentazione è specialistica: si nutrono di sangue, quello animale a sangue caldo. Non fanno troppe distinzioni: il nostro sangue vale quello di una mucca o di un uccello, per cui, pur sentendoci perseguitati, non siamo i loro unici fornitori. Per fortuna sono i soli insetti che si alimentano con il sangue, fatta eccezione dei tafani ematofagi. A succhiare, però, sono sempre e solo le femmine, poiché, sia i tafani maschi sia le zanzare maschio non colpiscono gli esseri viventi. La ragione è semplice: il sangue serve per far raggiungere la maturazione alle uova, altrimenti si nutrono di sostanze zuccherine. Nel mondo degli insetti i maschi sono dediti quasi esclusivamente alla riproduzione. Quelli delle zanzare vivono poco, dai sette ai 15 giorni, mentre le femmine da uno a cinque mesi, poiché sono capaci di svernare entrando in una sorta di letargo in attesa di un clima migliore.
TUTTA COLPA DELLE FEMMINE 
Tra gli insetti il maschio viene immolato per salvaguardare la sopravvivenza della specie. Il caso più famoso è quello della mantide religiosa, di cui parla Roger Caillois ne «Il mito e l’uomo»: durante la copula morde il maschio, quindi lo decapita e lo divora a i pezzi; pare che da qualche tempo i maschi di questa specie prendano la cautela di portare con sé un piccolo dono alimentare, una preda da porgere alla femmina con cui si uniscono, al fine di distrarla. In realtà, la mantide mangia il maschio perché ha subito bisogno di un buon pasto proteico. La zanzara è un flagello per le malattie che trasmette: malaria, febbre gialla, dengue, encefaliti; inoltre, rende inabitabili intere regioni del globo. In Italia ci sono 60 specie di zanzare, ricorda il biologo Marco Di Domenci in «Italiani pericolosi»: 12 sono le Culex, nome della specie più diffusa; tre le Anopheles, che veicolano la malaria, poi ci sono le Aedes, cui appartiene la zanzara tigre e la «zanzara coreana», Aedes koreicus, ultima arrivata, segnalata nelle zone montane del Bellunese. Entrambe sono probabilmente giunte dall’Oriente per nave, dentro dei copertoni, anche se si suppone che gli aerei siano un ottimo veicolo per far migrare insetti da una parte all’altra del mondo.
L’ACQUA PER RIPRODURSI 
Le zanzare sono un flagello anche per via della capacità di riproduzione: una femmina genera 300 uova; poiché il ciclo vitale è di sette giorni e, dato che si riproducono dopo due giorni dalla nascita (larva, poi pupa, quindi insetto), da una zanzara possono nascere 250 milioni di miliardi di zanzare nell’arco di otto mesi. Per nostra fortuna c’è la darwiniana lotta per la sopravvivenza: pipistrelli, rondini, altri insetti. La zanzara, il cui nome italiano è di origine onomatopeico, è una specialista dell’acqua; dove c’è, e ci sono batteri, lei appare. Senza l’acqua non si riproducono; basta un sottovaso o un barattolo abbandonato. Sono in grado di colonizzare anche le acque più povere di ossigeno. Partono dall’acqua e lì tornano, per questo sono diventate le nostre compagne inseparabili.
SENTONO IL NOSTRO ODORE 
Ma come fanno a individuarci? Grazie ai sensilli; percepiscono le vibrazioni e i cambiamenti di pressione con i recettori antennali; con gli ocelli, i loro «occhi», diciamo così, vedono le radiazioni infrarosse prodotte dal nostro corpo, sentono l’anidride carbonica che emettiamo. Colgono il nostro odore anche a distanza di 70 metri. Per colpire il bersaglio mettono in azione i ricettori del calore e dell’umidità. Speriamo solo che non le stiano studiando in qualche centro di ricerca bellica, perché, se la loro tecnologia verrà trasferita ai droni, insetti tecnologici, sarà fatale per chiunque sarà preso di mira da loro.

articolo tratto da http://www.lastampa.it

Alessia Piccoli

domenica 19 luglio 2015

Rivoli

Storia

Cerniera tra il paesaggio naturale, umano e storico del mondo padano e quello alpino, l’area di Rivoli occupa la testata della collina morenica nata dalle glaciazioni Mindeliana e Rissiniana (fino a 355.000 anni fa). Abitata nei luoghi elevati già nel Medio Neolitico (ritrovamenti di asce, coppelle, petroglifi), la zona conosce poi l’occupazione dei Taurini, tribù di ceppo celto-ligure che crea embrionali forme urbanizzate. Ancora graduale ma densa di progettualità, si fa l’antropizzazione con i romani: nel I sec. a. C. la zona che giunge fino ad fines (confine con i territori di Re Cozio, l’attuale Drubiaglio, in territorio di Avigliana) viene popolata e divisa in poderi da coloni centroitalici, e poi annessa alla XI Regio augustea, capoluogo Augusta Taurinorum (Torino).Per Rivoli passa la Strada delle Gallie, che si diparte da Porta Secusina per inoltrarsi fra le Alpi: lungo essa, come attestano quasi due secoli di ritrovamenti archeologici, si sviluppano densi gli insediamenti umani. E non appena, con l’incrinarsi della solidità dell’impero, la sua importanza commerciale vien scalzata da quella strategico militare , il territorio di Rivoli vede frequenti passaggi di eserciti ed è teatro nel 312 della battaglia fra le truppe di Costantino e Massenzio. La transizione dal Tardo Antico al Medio Evo vede in loco il potenziamento delle strutture difensive al vecchio limes (confine) ed il congelarsi delle attività agrarie nella economia chiusa del latifondo. Anche lo stanziamento longobardo (568), con l’esercizio delle armi e il disinteresse per l’agricoltura, si sovrappone in modo parassitario alle vecchie strutture economiche senza intaccarne il modello. A riprova, la scarsa incidenza di toponimi germanici e il persistere di quelli che designano in forma permanente il nome del proprietario del fondo (Iuliascum, Maliascum, Lisiniascum, ecc.).Dalla fondazione dell’avamposto dell’Abbazia di Novalesa (726) alla definitiva vittoria delle Chiuse sui Longobardi (773), i Franchi di Carlo Magno introducono il controllo di conti e marchesi (X sec., con la famiglia degli Arduinici). Sorgono ben presto contrasti tra i Vescovi di Torino e gli Arduinici per interessi di patrimonio fondiario, al punto che nel 996 il vescovo Amizone si fa confermare dall’imperatore Ottone III il possesso della curtis di Rivole, il cui nome rinvia alla posizione elevata sulle ripulae (rive) della Duria Minor, la Dora Riparia. I poteri a Rivoli fra Alto e Basso Medioevo sono ripartiti fra vescovado, Capitolato Cattedrale e monasteri (S. Michele della Chiusa, Novalesa): intorno all’organizzazione politica, religiosa ed economica delle pievi (chiese battesimali rurali) da essi controllate, si aggregano (X-XI sec.) insediamenti sparsi, che in gran parte continuano quelli tardo-antichi: Marconada, Govone, Collo Conziato, Ovorio, S. Martino ai Campi, Lisignasco, S. Salvario, Maiasco, San Paolo, Deserti, Divilliana e altri, dominati da un castrum alla sommità della collina. Ai piedi del Castrum si sviluppa un piccolo burgus dal tessuto viario ortogonale: del XIII secolo è l’espansione del Borgo Nuovo. Intorno alle famiglie locali prendono forma gli organi rappresentativi del Comune, che segnano l’arretramento del potere vescovile in favore dei Savoia.Le basi della struttura politica e sociale della Rivoli moderna vengono poste col riconoscimento dei Savoia come nuovi Signori del Castello (1247) e con la consacrazione della grande chiesa urbana di Santa Maria della Stella (1299). Lo spazio urbano è nei secoli XIV-XVI cinto da mura e fittamente edificato a dimore turrite; la campagna circostante, adibita a pascolo, colture cerealicole e viticole, conosce un sensibile progresso con la costruzione della Bealera di Rivoli, importante canale irriguo tracciato nel 1310.Le presenze di corte al Castello sono molto frequenti con Amedeo VI "il Conte Verde" (1334-1383), che vi convoca il Consilium Principis. La prima metà del Cinquecento vede la guerra per la successione al Ducato di Milano tra la Francia ed i Savoia: l’abitato è messo a sacco più volte e assoggettato al ferreo giogo francese. Dall’altro canto la città è spopolata dalle pestilenze del 1563 e del 1629-30 e flagellata negli anni 1690-96 dalle scorrerie delle truppe coinvolte nella guerra di Successione Spagnola.Nel 1713 col trattato di Utrecht, Vittorio Amedeo II è creato Re di Sicilia (poi di Sardegna) ed il territorio viene disseminato di simboli tangibili della centralità del nuovo stato assoluto: la costruzione dello stradone di Francia che collega direttamente Rivoli con la capitale viene coronata dalla progettazione d’un nuovo, più sfarzoso palazzo sulle ceneri di quello distrutto.Dopo la parentesi napoleonica, la Restaurazione (1814) ripristina antichi equilibri. Il collegamento con Torino viene regolarizzato dal 1835 tramite omnibus e poi con con la Ferrovia Economica Colli (1871, elettrificata nel 1910).Con lo sviluppo industriale della prima metà del Novecento, la durevole staticità demografica è risucchiata in una vera e propria impennata e nel secondo dopoguerra la crescita urbana a macchia d’olio risponde a un esponenziale incremento di popolazione con intensi movimenti migratori da altre regioni italiane.

articolo tratto da http://www.comune.rivoli.to.it

Alessia Piccoli

martedì 14 luglio 2015

Da Canile di Bibiana - L'amore unico e speciale di un animale disabile non vedente

E’ nata una nuova campagna della Lega Nazionale per la difesa del Cane per l’adozione di un cane disabile. Questa speciale iniziativa, dal nome “Mi affido a te”, nasce infatti per sensibilizzare e promuovere l’adozione dei cani che la Lega ama definire diversamente abili, perchè la loro diversità li rende straordinari. Il CANILE DI BIBIANA facendo parte della Lega Nazionale per la difesa del cane aderisce a questa bella iniziativa. Infatti le persone ritenute idonee all’adozione di uno di questi cani speciali ospiti dei rifugi di Lega Nazionale per la Difesa del Cane riceveranno una fornitura di cibo gratis per un anno offerto da SANYPet – Forza 10 e se la patologia lo richiede, i medicinali gratis per tutta la vita dell’animale. Un aiuto concreto e prezioso per chi deciderà di aprire il proprio cuore a un nuovo amico. Vieni in canile ti aspettiamo !! infotel CANILE DI BIBIANA 0121.590540

articolo tratto da http://www.canilebibiana.it ; immagine tratta da www.wikipedia.org

Alessia Piccoli

 
 

sabato 11 luglio 2015

Torre Pellice

La storia

Torre Pellice deve il nome alla torre edificata sulla collina, oggi detta del Forte, intorno all’anno Mille.La storia di Torre Pellice, dal XIII secolo feudo dei Rorenghi, un ramo della famiglia dei Conti di Luserna, è strettamente legata alle vicende della valle e del popolo valdese. Già agli inizi del XIII sec abbiamo testimonianza dell’esistenza in valle di numerose famiglie aderenti al movimento valdese, sorto in Francia nel XII secolo ad opera di Pietro Valdo.Con l’adesione dei Valdesi alla Riforma Protestante (1532), il territorio diviene luogo di scambi religiosi e culturali a livello europeo.
Dal XVI al XIX secolo Torre è pesantemente colpita dalle persecuzioni antivaldesi. Particolarmente cruente quelle del 1655, ricordate come Pasque Piemontesi, quando le armate dei Savoia saccheggiano il paese (su 295 famiglie, 279 sono valdesi) e quelle del 1686 dopo la firma, da parte del duca Vittorio Amedeo II, dell'editto di Fontainebleu (a seguito della revoca dell'Editto di Nantes); il duca impone l'espatrio o il massacro: i seguaci di Valdo decidono di restare e organizzano la difesa (21 aprile - 15 maggio) contro 8500 soldati savoiardi e francesi. A settembre i Savoia sono costretti a scendere a patti con i ribelli concedendo l’espatrio in Svizzera. Ma il desiderio dei Valdei è quello di tornare nelle Valli; “Il Glorioso rimpatrio” avviene tra il 1689 e il 1690, grazie al pastore Enrico Arnaud.Nella seconda metà del XVIII secolo ha inizio il processo di industrializzazione.Sotto il dominio napoleonico cessa ogni forma di discriminazione religiosa, Torre Pellice diventa un importante centro di cultura.Dopo la caduta di Napoleone (1815) tornano tempi difficili per i valdesi, ma finalmente, il 17 febbraio 1848, re Carlo Alberto firma le "Lettere patenti" con le quali si concede ai Valdesi la libertà civile e politica; seguono grandi feste nelle valli e da allora ogni anno, la sera del 16 febbraio, le montagne delle Valli valdesi si illuminano di falò per ricordare la raggiunta libertà.
L'Ottocento vede in Torre il consolidarsi dell'industrializzazione, con un deciso aumento demografico: da 2343 abitanti nel 1819, a 6000 agli inizi del 1900. Il paese si espande sul territorio, crescono anche le attività commerciali. Nel 1882 viene realizzata il collegamento ferroviario Pinerolo-Torre Pellice.L'industrializzazione ha conseguenze anche nel tessuto sociale; il ceto operaio è numeroso e ben organizzato.Nel 1920 nasce a Torre la prima sezione del Partito fascista e nel 1926 il Consiglio Comunale è costretto a dare le dimissioni. Ma i cittadini di Torre e della Valle sono prevalentemente antifascisti ed hanno modo di dimostrarlo durante la Resistenza. Tra il 1940 e i 1942 un gruppo di giovani studenti, operai e contadini di orientamento antifascista, si riunisce periodicamente ed entra in contatto con ambienti antifascisti di Torino e di Milano.A poche ore dall’annuncio dell’armistizio nascono i primi nuclei partigiani, viene così scritta un’altra pagina gloriosa della storia valligiana, coerente con lo spirito di libertà e di democrazia che ha sempre contraddistinto la comunità locale.Oggi la cittadina, definita da Edmondo De Amicis la “Ginevra Italiana”, è una realtà dinamica e di forte interesse turistico che eccelle per le attrattive naturali, storiche, culturali, artistiche, culinarie e sportive.

articolo tratto da http://www.comune.torrepellice.to.it

Alessia Piccoli

lunedì 6 luglio 2015

Da ANPANA ONLUS - Brescia, denunciano ubriaco per maltrattamento di animali

Le Guardie Ecozoofile ANPANA di Brescia, e la Polizia Locale del Comune di Rezzato, denunciano ubriaco per maltrattamento di animali e aggressione a Pubblico Ufficiale.Nel Comune di Rezzato un soggetto ubriaco trascinava con la sua bicicletta un cane jack russell, lo strattonava con il guinzaglio, per tanto immediato l'intervento del Vice Comandante Territoriale Osvaldo Casella, che è stato costretto a richiedere l'intervento della Polizia Locale in quanto il soggetto ubriaco, oltre che assalire verbalmente la Guardia ANPANA, tentava di colpirlo con la bicicletta.Visto lo stato di alterazione causato dall'alcol, e l'atteggiamento aggressivo dell'uomo e le condizioni con il quale lo stesso stava trattando il povero cagnolino, si è proceduto a denunciarlo per resistenza e aggressione a pubblico ufficiale nonché per maltrattamento di animale.

articolo tratto da http://www.anpana.it ; immagine tratta da www.wikipedia.org

Alessia Piccoli





 

sabato 4 luglio 2015

Bibiana

Cenni storici

Bibiana (anticamente Bubiana) ha origini romane: sarebbe stata fondata, a metà del 1° secolo dopo Cristo, da un certo Bubius, un capitano degli eserciti romani che colonizzarono le vaste aree pedemontane ove essa oggi sorge.In epoca carolingia essa fu concessa ad Arduino Conte di Torino, quindi fu infeudata ai Manfredi - Luserna.La prima documentazione storica di Bibiana è data da un atto del 1027 del "cartario di Cavour" che designa la località col nome di Villa Bibiana.Nel 1259 passò sotto la signoria dei Savoia - Acaja.Al 1335 risale la grandiosa costruzione delle mura di cinta che circondavano tutto il territorio comprendente il castello di Castelfiore e le decine di case ai piedi della collina.Bibiana contava allora poche centinaia di abitanti, non così pochi se si pensa che Torino ne contava solo 5.000.Poi, per secoli, epidemia di peste causò molte vittime; il 22 settembre 1592 le soldatesche francesi del Lesdiguierès scesero dal Monginevro e con furia distruttrice si avventarono su Bricherasio, Cavour e Bibiana, ove rovinarono case, mura e l'antico castello dei Luserna di Castelfiore.Altre morti, distruzioni e saccheggi un secolo dopo: il 7 novembre 1690 le truppe francesi capitanate dal generale Catinat rovinarono case e chiese e bruciarono il prezioso archivio storico della chiesa di San Bernardino.Avvenimento di rilievo nella storia di Bibiana è il soggiorno del Duca di Savoia e futuro I° Re di Sardegna Vittorio Amedeo II°: nel 1706 in piena guerra di successione spagnola il duca, lasciata Torino assediata dai francesi, fu ospitato nel convento di Castelfiore il 7 e il 25 Luglio. Ivi, recatosi sul vicino colle di San Bernardo per ispezionare la pianura sottostante, avrebbe pronunciato il solenne voto di far erigire la basilica di Superga se Torino fosse stata liberata.
Al '700 risale la costruzione certamente su insediamenti precedenti, delle numerosissime cascine che con la loro caratteristica architettura costellarono tutto il territorio di Bibiana, specie la prospera pianura coltivata da secoli con passione e tenacia: esempi di capacità, di iniziativa e di sicuro progresso economico e sociale dei bibianesi, malgrado le ripetute distraziate vicende storiche. Per secoli, distruzioni e ricostruzioni: contrasti tra le politiche distruggitrici dei potenti e la costruttiva tenacia dei sudditi.La tranquilla secolare fedeltà a casa Savoia terminò con la guerra di liberazione. Il territorio di Bibiana fu sede di sanguinose vicende belliche con atti di valore e tragiche morti.
Oggi Bibiana è un paese tranquillo e vivace, in grado di offrire un piacevole e interessante soggiorno.

articolo tratto da  http://www.comune.bibiana.to.it

Alessia Piccoli

martedì 30 giugno 2015

Da ANPANA ONLUS - ANPANA Brescia trova un tasso e un labrador nei lacci dei bracconieri

Dopo aver scoperto i cappi le Guardie Ecozoofile dell'Anpana Brescia hanno eseguito degli appostamenti individuando il responsabile di questo reato.Sono ampiamente usati in tutta la provincia per eliminare la così detta concorrenza rappresentata dalle volpi, oppure per catturare cinghiali e altri ungulati.Stavolta però, nei vietatissimi lacci realizzati con un filo di acciaio sottile, c'è finito, metaforicamente, anche il bracconiere. La trappola piazzata sfruttando la recinzione di una cava abbandonata a Mezzane di Calvisano, aveva catturato un tasso e un cane di razza Labrador, l'episodio di bracconaggio è stato scoperto nella località Ca Noe, e a finire nei guai è stato un uomo di Carpenedolo sorpreso mentre andava verso uno dei nove cappi che le Guardie Ecozoofile avevano individuato.La scoperta, secondo quando spiegano Daniele Tonelli e Osvaldo Casella dell' ANPANA è avvenuta una quindicina di giorni fa, e in quella occasione erano stati liberati il tasso e il cane. Poi sono iniziati gli appostamenti, di giorno e notte, con la neve e la pioggia.Quando il bracconiere si è presentato è stato denunciato per l'uso di mezzi di caccia non consentiti e per il reato di maltrattamento degli animali.Questo tipo di trappola quando va bene, strangola rapidamente volpi e faine, ma spesso i cappi possono anche causare lesioni strazianti prima di causare la morte.
Rilasciare il tasso, per gli uomini dell'Anpana, non è stato ovviamente semplice, ed è stato necessario il ricorso ad attrezzi speciali, molto più facile liberare il labrador per poi riportarlo ai proprietari.

articolo tratto da http://www.anpana.it 

Alessia Piccoli

 

venerdì 26 giugno 2015

Luserna San Giovanni

Cenni storici

La storia ultra millenaria di Luserna San Giovanni ha percorso fasi celtiche, romane e le invasioni da parte dei saraceni; fino a giungere al periodo delle signorie, che vide Luserna, nel 1276, dotarsi del primo “Statuto Comunale”. Un evento, questo, che si colloca tra i primi, in ordine di tempo, dell’intero Piemonte, e che avvenne sotto la volta della Chiesa di San Giacomo.Il casato di Luserna - le cui origini si fanno risalire ai primi del XI secolo - ha dominato con rapporti di vassallaggio nel corso di diversi secoli e su un territorio alquanto ampio, arrivando a comprendere, secondo la epoche, Bibiana, Bagnolo, Campiglione, Mombrone (ora Montebruno di Garzigliana), Macello e numerosi altri centri.Indiscussa capitale economica nel Medievo, vide svolgersi sul suo territorio mercati e fiere di rilevanza internazionale, grazie a trattati economici con il Delfinato e con altre regioni.
Nella valle, dal XV secolo all’inizio del XIX, si scontrarono, per motivi politici e religiosi, le diverse componenti che vi si erano insediate, sovente ingaggiate dai Signori di Luserna, dominatori assoluti e con scopi non sempre nobili. Le guerre di potere videro scontrarsi truppe francesi e spagnole con soldati di provenienza svizzera, tedesca, milanese, napoletana a fianco delle milizie locali. Ciò causò la distruzione di numerosi monumenti romanico-medievali (comprese le quattro porte di accesso alle fortificazioni), creando un’irreparabile perdita di carattere storico e culturale, lasciando come testimonianza del tempo solo qualche elemento del vecchio centro storico.Fu questo il clima che portò il Comune alla divisione, nel 1657, tra la parte valdese (San Giovanni) e quella cattolica (Luserna), con la costituzione dei due rispettivi comuni di San Giovanni Pellice e Luserna.
Luserna fu inoltre la sede del Tribunale Mandamentale, con sede nel vecchio palazzo di Via Pietro Guglielmo, e nello stesso periodo (1630-1697) fu capoluogo di provincia, sostituendosi a Pinerolo (allora occupata dai Francesi).Fu solo a metà del XIX secolo che l’intolleranza religiosa si stemperò e l’Editto di Re Carlo Alberto del 17 febbraio 1848, recante il riconoscimento dei diritti politici e civili al popolo valdese, permise il ricongiungimento dei due Comuni separati. L’atto di riunificazione fissò la propria decorrenza a partire dal 1° gennaio 1872, definendo “Luserna San Giovanni” quale nuova denominazione del Comune. Quale capoluogo e sede del palazzo municipale fu designato il nucleo territoriale di Airali (fino ad allora occupato da campi), dove, in breve periodo, si assistette allo sviluppo dei settori industriale e residenziale.L’industrializzazione del comune si sviluppò per oltre un secolo con importanti insediamenti produttivi riguardanti soprattutto i settori tessile-cotoniero, dolciario e meccanico, oltre alla grande rilevanza rivestita dall’estrazione e dalla lavorazione della pietra. Nell’ultimo dopoguerra il settore tessile-cotoniero entrò in crisi irreversibile, e, nel 1965, ci fu il crollo dell’”impero Mazzonis”, con pesanti ripercussioni occupazionali, economiche e sociali che si estesero nell’intera vallata.Le scelte politico-amministrative del Comune di Luserna San Giovanni resero possibile, dagli anni ‘60, un recupero nel settore industriale, che oggi porta ad avere sul territorio importanti aziende:
  • la CAFFAREL, leader nel settore dolciario, la cui proprietà è stata recentemente acquisita dalla Lindt;
  • la CORCOS,  azienda impegnata nel “Corteco”, di proprietà tedesca;
  • la MICROTECNICA, operante in settori strategici.
È tuttora di interesse rilevante l’area coperta dall’estrazione e lavorazione della pietra, sebbene si sia fortemente ridimensionata. È poi in forte espansione l’attività della “PONTEVECCHIO s.r.l.”, con ben cinque marchi nel settore delle acque minerali: “Sparea”, “Fonte delle Alpi”, “Valmora”, “Alpi Cozie” e “Monviso”.Accanto alle aziende sopra citate, sorgono sul territorio decine di piccole e medie aziende operanti sia nel campo della produzione sia in quello dei servizi. Un solo dato è sufficiente a indicare l’importanza di Luserna San Giovanni nel settore industriale: circa l’80% dell’occupazione industriale della valle è concentrata sul suo territorio.

articolo tratto da http://www.comune.luserna.to.it

Alessia Piccoli

martedì 23 giugno 2015

Da Canile di Bibiana



Con grande entusiasmo,il Canile di Bibiana Vi invita al Gran Bazar d'estate,situatosi presso la Foresteria Valdese di Torre Pellice,nei giorni Sabato 27 e Domenica 28 giugno dalle ore 9:30 alle ore 18:30.

Questa è una grande opportunità per acquistare prodotti al fine di aiutare i nostri Amici a quattro zampe!

Accorrete numerosi!

articolo tratto da http://www.canilebibiana.it ; immagine di Alessia Piccoli

Alessia Piccoli

sabato 20 giugno 2015

La storia della Valpe

GLI INIZI
Il Valpellice - prima società hockeystica in Piemonte - nasce nel 1934. Non ci sono testimonianze ufficiali sui primissimi anni di attività, ma la leggenda vuole che stecche e dischi compaiano quell'anno, sul laghetto naturale di Blancio (ai confini tra Luserna S. Giovanni e Torre Pellice), dove si pattina da inizio secolo.I pionieri sono Giorgio e Giuseppe Cotta Morandini, studenti, capaci di coinvolgere i coetanei in un'avventura quasi del tutto inedita, almeno da queste parti (a Milano disponibile una pista artificiale sin dal 1923). La prima partita è datata 26 dicembre 1937: un 6-8 contro il Guf Torino.Di campionati, anche a causa della guerra, non si parla in Val Pellice fino agli anni Cinquanta. Sono ancora i fratelli Cotta Morandini, con l'Avvocato Giorgio in testa, a riprendere l'iniziativa. Un evento importante anche a livello sociale: attorno a Blancio si ritrova tutta la valle, cattolici e valdesi, ex partigiani ed ex fascisti, benestanti ed operai L'hockey diventa uno delle poche realtà davvero ecumeniche ed unificanti. Addirittura uno strumento di riappacificazione internazionale: così viene vissuta la prima amichevole con il BrianCon, nel gennaio 1952.
IL PRIMO SUCCESSO
L'esordio nell'attivit federale (Promozione) avviene l'inverno seguente: il primo avversario l'Amatori Milano, che viene fermato sul 5-5 sul laghetto nostrano. La Valpe (all'epoca Sporting Club) schiera: Frache, Nutta; Cotta I, Quattrini, Fiorio, Saio, Larese Fece, Colombo, Veglia, Cotta II, Prat, Malan, Pasquet, Santoro I, Geymonat, Bonnet. Alcuni sono i "pionieri" degli anni '30, altri sono giovani della zona, altri ancora sono torinesi. E poi ci sono le due stelle: i cadorini Colombo e Larese Fece. Sono loro a trascinare la squadra all'inatteso successo nel torneo (in finale con i gardenesi del Sasslong, 5-3 a Torino Esposizioni in 7 marzo 1953) e, soprattutto, sono loro a far crescere, tecnicamente ed agonisticamente, tutta una generazione di sportivi.La vittoria, per, prelude ad un periodo di oblio: il secondo, dopo quello causato dalla guerra, ma non certo l'ultimo. La storia della Valpe sempre stata caratterizzata da grandi crisi e altrettanto grandi resurrezioni.E così, dopo aver ceduto il diritto a disputare la Serie A al Torino (per ragioni economiche), si sta fermi un anno, si riprende per un paio di stagioni poco fortunate, e poi si dice basta. Nel 1962 che torna la voglia di hockey. I giovani della generazione Colombo si ripresentano in pista: arrivano vittorie e sconfitte. Le storiche maglie rosse vanno in pensione due anni dopo, con l'adozione del neroverde, colore ufficiale dell'U.S. Valpellice (societ di cui si divenuti emanazione). Poco dopo, ecco il primo sponsor: il Peter Pan, una gomma anticarie prodotta da una farmacia di Torre.Nel 1964/65 esordisce a Blancio "Moge" Del Negro, originario di Alleghe (Belluno): aprir la strada ad altri ragazzi della Zunaia, che qui in Val Pellice diventano presto di casa. Il pi celebre sar Omar De Biasio, giunto in valle giovanissimo in seguito alla drammatica alluvione che colpisce il Bellunese nel 1967.Ad un'altra alluvione - datata 1977 - legato il ricordo imperituro di un terzo campione della Zunaia: Mario Manfroi, studente universitario a Torino e perno difensivo della Valpe di quegli anni. Il Pellice ingrossato all'inverosimile lo trascina via - come la pista su cui ha dato spettacolo - il 19 maggio. Indossava il numero 10.
BLANCIO, LA SEA, IL FILATOIO
Ma siamo corsi troppo avanti nella narrazione. Prima bisogna dire della Valpe degli anni '60, delle sfide in Promozione - e poi in Serie C - con rivali chiamati Cervino, Sestriere, Genova, Ambrosiano Nel 1965/66 si giunge alle finali nazionali di C a Bolzano.Intanto, abbandonata la pista di Blancio, si sale in quota, alla Sea di Torre Pellice, per avere un ghiaccio meno sottile e pi duraturo: l'esperienza dura poco, ma diventa leggendaria, grazie al fascino della seggiovia che porta gli atleti e gli arbitri (con i tifosi intirizziti) sino alla meta.L'epoca del talentuoso Cavagnero, del suo "gemello del goal" Perucca, del bomber Santoro, del granitico difensore Ayassot, del sempre presente Giovanni Cotta Morandini, del velocissimo De Biasio. Il 17 gennaio 1971, finalmente, Torre Pellice ha il suo primo vero stadio: il Filatoio, che un mese dopo ospita le finali di Serie C. La Valpe, sconfitta da Vipiteno e Rencio, solo quarta, ma guadagna comunque il diritto alla promozione in Serie B.Nel 1972 arriva il primo straniero della storia: il canadese David Enouy, attaccante di Kirkland Lake. Si comincia a fare davvero sul serio, innestando atleti come Manfroi, Gregoretti, Freda, Bressan. Intanto - grazie alla pista artificiale - crescono campioncini come Viglianco, Saletta, Parodi, Rivoira.Nonostante le delusioni, si sta plasmando una delle squadre pi forti mai viste a Torre: nel 1975/76, gli ultimi tasselli sono il giovanissimo torinese Migliore (futuro capitano della Nazionale) e l'allenatore cecoslovacco Jaks (esule in Svizzera). una stagione entusiasmante, che si conclude con un incredibile successo sulla pista del favorito Como.Negri, Zanalda; Cotta Morandini, Saletta, Bassoli, Viglianco, Manfroi, Enouy, L. Rivoira, Gregoretti, Migliore, Parodi, De Biasio, Freda, Bricco, Giacotto, Cerrato, Di Dato, G. Armand Pilon, E. Armand Pilon. questa la formazione che consegna alla Valpe il secondo successo della sua storia: la vittoria in Serie B e la promozione in A.
IL SETTENIO IN A
La permanenza dei torresi nel massimo campionato dura sette stagioni. Tante, grazie ad una formula che impedisce retrocessioni sul campo. Al Filatoio si vedono squadroni come Bolzano e Gardena, campioni come Oksanen e Corsi, Pasqualotto e Jaroslavl Pavlu, Kostner e Gellert I torresi strappano punti a tutti, salvo il Bolzano, con cui si perde sempre. La prima vittoria giunge all'ultima giornata della prima stagione in A: un 6-3 contro il Brunico, con doppiette di Migliore e Parodi e reti di Enouy e Guimond. Quest'ultimo arriva dal Nord America: come tanti nuovi eroi che si affermano al Filatoio. L'anno dopo, ad esempio, giungono Giannini (ex Nhl) e Ugolini: la Valpe si abbina alla Fiat, sembra che finalmente ci sia qualche soldo, ma si deve giocare spesso a Torino (anche a causa dell'alluvione) e, nonostante qualche bella prestazione, si finisce male.Nane Mastel nel 1978 e Massimo Da Rin nel 1979. I due veneti sono le novit pi positive in annate prive di soddisfazioni, in cui per di casa a Torre anche Francella. Tra i giovani valligiani, Saletta, Parodi e Rivoira giungono in Nazionale Under 20, Viglianco ormai un pilastro. Ma le vittorie sono sempre poche.Nell'80/'81 si vuole cambiare la tendenza: la Valpe ingaggia due grandi giocatori, Albert Di Fazio e Grant Goegan. I due raggiungono l'azzurro, insieme a Francella, e l'anno successivo guidano la Valpe al miglior piazzamento di sempre: sesta.Purtroppo vengono a mancare i soldi: ed il 1982/83 l'ultima stagione tra i grandi. Tornata in B, la Valpe si toglie alcune soddisfazioni. Nuovi atleti si fanno strada, come Bertotto, che sar il primo valligiano a "migrare" in cerca di fortuna hockeystica, vincendo uno scudetto a Varese.
TRA ILLUSIONI E DELUSIONI
Nel 1985/86 il presidente storico, Giorgio Cotta Morandini, passa la mano e - per qualche tempo - la Valpe sar gestito da un gruppo pinerolese foraggiato dall'imprenditore Candellero. Arrivano il vecchio sogno Aiello e il portiere fromboliere Ciarallo, torna Di Fazio. La Valpe (che ora si chiama AGSV) una forza del torneo cadetto, pur non riuscendo a vincerlo. Poi la doccia fredda: l'impero economico di Candellero fa "crack". Si esulta ancora con Cupolo, ma ormai si imboccata una brutta china che porta dritti dritti alla Serie C.C' tanto spazio per i ragazzi del posto ed il divertimento (come il pubblico) non mancano. Si lavora per il futuro con il tecnico boemo Vladimir Nadrchal. Nasce la rivalit col Chiavenna. Si riconquista la B(2) con i gol di Rivoira e Orsina. Un fuoco di paglia: il 1991/92 l'ultimo anno prima dell'oblio.Per quattro stagioni si resta bloccati per il calvario burocratico legato alla copertura del Filatoio. Se ne esce solo nel 1996/97 e si ricomincia da zero, con Giovanni Cotta Morandini e Livio Bruera a prendere in mano il movimento e Luca Rivoira come allenatore.
Il grande pubblico si riaffeziona, nascono gli Ultras Valpe (e la squadra femminile), arrivano rinforzi da Torino e dalla Valle d'Aosta. Nel 1998/99 ci si emoziona per le parate di Rossi e i gol del ceco Vasicko.La stagione successiva si torna in A: si tratta di un campionato anomalo, con un solo straniero (per i biancorossi l'oriundo Marziale) e 15 squadre. forse la stagione pi bella nella storia della Valpe, per i record di pubblico, di passione, di punti: alla fine si accede per la prima volta ai play off, eliminati dalla corazzata Asiago. Gli eroi di quest'impresa memorabile sono un mito recente: tra gli altri Olivo e Scapinello, De Zordo e Tomasello, Dorigatti e Stevanoni Tutti sapientemente amalgamati dall'allenatore Da Rin.Ma di nuovo ora di piangere. Il ritorno del Milano dal volontario esilio in Francia, scombina tutti i piani e costringe la Valpe al forfait. Passa un mese e - il 15 ottobre 2000 - il Pellice esige di nuovo il suo tributo, e la preziosa copertura del Filatoio crolla miseramente.
Le opinioni nel direttivo divergono: Giovanni Cotta Morandini fonda l'All Stars Piemonte, la Valpe prosegue la sua strada con altre figure. Il presidente Fabrizio Gatti. Per un po' ci si accontenta di una C amatoriale, poi si sperimenta una nuova collaborazione con il Torino (nel 2003/04 il cosiddetto TorinoValpe, infarcito di scandinavi, disputa la Serie A e sfiora i play off, beffato dal Renon).
UNA CRESCITA PROGRESSIVA
Nel 2004, con Fausto Barale direttore sportivo e Andrea Chiarotti allenatore, si punta a costruire un progetto indipendente e continuativo in Serie A2. Accanto a giocatori locali come Coco e Mondon Marin si inseriscono nel biennio stranieri pi o meno talentuosi: i fratelli d'Ucraina Butochnov, gli svedesi Eklv e Andersson, il finlandese Laine, il portiere sloveno Penko, il russo Levitin, l'estone Petrov Il capitano l'asiaghese Roffo. Si vede al Filatoio un grande del passato: Bortolussi.Intanto - pur tra mille difficoltà - sta prendendo forma il nuovo tempio dell'hockey in Val Pellice: il palaghiaccio olimpico (poi intitolato a Giorgio Cotta Morandini). Prima, storica partita: Valpe-Caldaro, il 4 dicembre 2005.Da poco stato nominato presidente Mauro Cesare Ferrando. Ed un acquisto prezioso, come il ritorno in panchina di Da Rin. Il roster viene rivoluzionato, anche grazie all'alleanza con il Milano. In porta arriva Demetz, in attacco Di Stefano, che con il pi esperto Grossi - subito acclamato capitano - forma una coppia da applausi. La retroguardia dominio di Lyness e Babic. Annata straordinaria, quella 2006/07, anche perch inattesa. Come la conquista della Final Four di Coppa Italia a Bolzano, ottenuta eliminando due team di A1, cio Fassa e Cortina. O come la straordinaria impresa di raggiungere la finale del campionato, estromettendo in Gara 7, con una memorabile vittoria all'overtime in trasferta, il favorito Vipiteno. La finale, contro il fortissimo Merano, portata fino a Gara 4, con un bellissimo successo 5-3 in Gara 2. L'ultimo del presidente Ferrando, che perde la vita in un tragico incidente stradale al ritorno da Gara 3 a Merano.
Nel 2007/08, per onorare la memoria e proseguire il suo progetto, la Valpe - guidata da Roberto Barbero - allestisce un roster stellare. Spiccano, in campagna acquisti, i finnici Harikkala e Sirn. In attacco fanno faville Donati e Silva. E i biancorossi volano. Ma un bizzarro regolamento che prevede il dimezzamento dei punti favorisce la rimonta dell'Egna, che vince la regular season. I torresi patiscono terribilmente la semifinale con l'All Stars Piemonte, si trovano sotto 0-2 nella serie e 0-2 in Gara 3 al Cotta Morandini.Capitan Grossi che suona la riscossa. Acciuffata la finale, per, i ragazzi di Da Rin si presentano all'appuntamento scarichi: e vengono dominati da un Caldaro diligente.
Memori dell'errore, nel 2008/09 si costruisce una squadra molto competitiva ma senza l'obiettivo dichiarato di ammazzare il campionato. Lefebvre - primo ex-Nhler in biancorosso - un assistman favoloso. De Frenza e Stricker i terminali offensivi pi efficaci. Per la prima parte del torneo fa numeri anche l'americano Damian Surma, ma un'assurda squalifica lo estromette con largo anticipo. La Valpe resta, comunque, la squadra da battere. Dominata la regular season (stabilendo un record con 23 risultati utili consecutivi), macina le avversarie anche nei play off: 4-0 nei Quarti al Real Torino, 3-0 in semifinale al Gherdina. Ma, come dodici mesi prima, si spegne la luce nel momento decisivo. Questa volta il Vipiteno a maramaldeggiare in finale: per la terza volta gli avversari dell'HCV sollevano il trofeo dei campioni al Cotta Morandini. Una consolazione: il vivaio sta crescendo. Vignolo disputa i Mondiali Under 18, cos come Canale, dodici mesi prima, era stato protagonista nell'Italia Under 20.L'allargamento della Serie A1 a dieci compagini promuove Vipiteno (che rinunciano) e Valpellice. La storia continua, pronta a regalarci emozioni ed amarezze: l'hockey da queste parti questo. Roba da innamorati pazzi.

articolo tratto da http://www.hcvalpellice.it

Alessia Piccoli

lunedì 15 giugno 2015

Da ENPA - Bracconaggio, la Corte Cassazione conferma che con la caccia di frodo si può configurare anche il reato di maltrattamento

Procurare una lesione ad un animale, esercitando abusivamente la caccia, integra il reato di maltrattamento di animali (art. 544 ter c.p) “poiché è una forma di maltrattamenti ferire un animale senza che ve ne sia alcuna necessità” e tale reato non può essere assorbito dalle sanzioni che derivano dalla violazione delle norme sulla caccia "essendo la regolamentazione di tempi e modi dell'esercizio della caccia dettata ad altri fini (ecologici, protezione di alcune specie, controllo di animali nocivi), mentre i menzionati delitti sono stati introdotti a protezione del sentimento per gli animali".Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con una recente sentenza della prima sezione (la n.17012 datata 8 aprile), ha confermato a carico di due cacciatori abusivi il reato di cui maltrattamento, poiché, mediante l’utilizzo di trappole illegali per attività venatorie non autorizzate al fine di cacciare cinghiali, avevano causato il ferimento di un cane da caccia.Nello specifico, i due cacciatori di frodo avevano costruito un’arma di tipo artigianale (una sorta di tubo-fucile) legata con un filo di ferro a un albero e munita di percussore che veniva azionato da una tagliola che scattava quando un cinghiale o qualsiasi altro animale urtava un filo di nylon teso a pochi centimetri da terra. Tale arma aveva però ferito un cane da caccia e il proprietario di questo, accortosi del ferimento, aveva così chiamato la Guardia Forestale che, nel corso di un appostamento, aveva fermato uno dei due cacciatori mentre l’altro era riuscito a darsi alla fuga.Successivamente, nel corso di una perquisizione domiciliare presso le abitazioni del bracconieri, gli agenti della Forestale avevano rinvenuto materiali compatibili con il tubo-fucile. Per questo motivo, in primo e in secondo grado venivano contestati loro i reati: di detenzione e porto di un’arma clandestina (costituita da un tubo-fucile capace di sparare cartucce con pallettoni calibro 12), di fabbricazione di tale arma, nonché quello di maltrattamento di animali per aver causato lesioni ad un cane di proprietà.Per tali reati venivano condannati in primo e secondo grado alla pena complessiva di anni 2 di reclusione ed euro 1.800,00 di multa ciascuno. I due cacciatori di frodo, avevano quindi presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione contestando tutti e tre i capi di imputazione. Per quanto riguarda i primi due la suprema corta ha confermato quanto stabilito dalla Corte d’Appello, dal momento che le richieste di entrambi andavano oltre il giudizio di legittimità. Sul terzo capo di imputazione, invece, la Cassazione ha argomenta dettagliatamente le motivazioni che giustificano l’applicazione dell’art. 544 ter c.p. al caso di specie. In particolare, la Corte ha richiamato la sentenza n. 44822/2007 secondo la quale: “la fattispecie di maltrattamento di animali configura un reato a dolo specifico nel caso in cui la condotta lesiva dell’integrità e della vita dell’animale è tenuta per crudeltà, mentre configura un reato a dolo generico quando la condotta è tenuta senza necessità”. Ciò detto, per la Corte non è quindi rilevante in fatto che i due cacciatori avessero predisposto la trappola per catturare un cinghiale poiché, per come era stata costruita la trappola, era prevedibile che questa sarebbe potuta scattare anche al passaggio di un altro animale provocandone il ferimento o la morte ed essi ne avevano accettato il rischio. Inoltre, il ferimento del cane non poteva nemmeno essere inquadrato nel reato ex art. 638 c.p. (“Uccisione o danneggiamento di animali altrui”), come richiesto dagli imputati, per la mancanza nel caso in esame dell’elemento soggettivo, ovvero la consapevolezza dell’altrui proprietà dell’animale.
 
articolo tratto da http://www.enpa.it
 
Alessia Piccoli

venerdì 12 giugno 2015

Da Piemonte italiaguida - Benvenuti a Torino

Il primo villaggio celto-ligure risale al III sec. a.C., era chiamato “Taurasia”. In seguito alla conquista romana, nel 28 a.C. viene fondata Augusta Taurinorum. Nel XI sec. i Savoia iniziano ad avanzare le prime pretese sulla città, che tuttavia riesce a costituirsi in comune. La città inizia ad espandersi economicamente solo a partire dal XIV secolo, sotto Amedeo VIII di Savoia e diventa il centro delle province unificate del Piemonte.Col XVI secolo, grazie al trattato di Cateau-Cambrésis, Torino diventa la capitale del regno sabaudo. Furono iniziati i lavori che dovevano elevare artisticamente e urbanisticamente la città al suo ruolo di capitale sabauda. Furono costruiti i bastioni e la cittadella, si avviò la costruzione della Contrada Nuova. La città iniziò ad assumere il suo aspetto barocco. Sono gli anni in cui Carlo di Castellamonte progettò, prendendo a modello Parigi, la nuova piazza reale, l’odierna piazza S. Carlo. L’opera edilizia di Carlo di Castellamonte fu proseguita negli anni successivi da Amedeo di Castellamonte e Guarino Guarini. Nel XVIII secolo la città fu posta sotto assedio dai francesi, che le truppe austro-piemontesi riuscirono però a sconfiggere. Torino diventa la capitale del regno di Sardegna e si arricchisce delle opere architettoniche di Filippo Juvarra (ad esempio la basilica di Superga o il palazzo Madama). Nell’’800 Napoleone conquistò la città, che demolì le mura, al cui posto furono posti ampi viali alberati.Torino diventa sotto Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II la città chiave del Risorgimento. Nel 1861 diventa la capitale del nuovo Regno d’Italia, poi spostata prima a Firenze, successivamente a Roma.A cavallo del ‘900 la città vive un grande impulso economico e diventa una delle grandi capitali industriali del mondo. Nel 1899 nasce la FIAT, vengono costruiti gli stabilimenti del Lingotto e di Mirafiori. In seguito alla seconda guerra mondiale la città vede un forte flusso migratorio dall’Italia meridionale. L’aumento della popolazione ha portato ad uno sviluppo disordinato dell’edilizia.Oggi Torino è caratterizzata dai suoi portici, che si estendono per 127 km, dai suoi viali alberati, dalle residenze sabaude e palazzi liberty. Il Politecnico di Torino è uno dei più importanti al mondo. È centro di attività che ruotano intorno alla ricerca, al design industriale, alla cultura, all'arte e al turismo, nonché al cinema.
 
articolo tratto da http://piemonte.italiaguida.it ; immagine tratta da http://wikipedia.org
 
Alessia Piccoli
 
 

martedì 9 giugno 2015

Da LAV - Bocconi avvelenati

Come posso fare per proteggere gli animali da esche avvelenate?L'attenzione è la regola numero uno.
Le aree maggiormente a rischio sono le immediate vicinanze delle aziende faunistico- venatorie o di protezione della fauna o di caccia autogestite, in cui gli avvelenatori hanno tutto l'interesse a sterminare qualsiasi predatore che possa interferire con l'attività venatoria.I boschi in cui si raccolgono tartufi possono nascondere insidie: la concorrenza tra i tartufai può infatti spingere a cercare di avvelenare il cane dei concorrenti.I confini di coltivazioni collinari e montane sono da considerarsi anch'essi zone a rischio: l'avvelenamento di cervi, caprioli ed altri animali che possono danneggiare il raccolto è purtroppo una pratica diffusa.In tutte queste zone è buona norma, durante le passeggiate, applicare la museruola al cane: un boccone inghiottito in un secondo può rivelarsi fatale. Per questo il nostro consiglio è educare i cani a non raccogliere cibo da terra.
Quali sono i sintomi dell'avvelenamento?      
La sintomatologia  varia a seconda delle sostanze ingerite. La stricnina agisce direttamente sul sistema nervoso centrale e di conseguenza sulla muscolatura, provocando una tipica rigidità caratterizzata da estensione degli arti, schiena incurvata, orecchie erette, rime labiali contratte all'indietro, pupille dilatate, cianosi delle mucose. Il decesso avviene per anossia, causata dallo spasmo dei muscoli respiratori: durante l'agonia, l'animale rimane cosciente.Il topicida, in genere, svolge un'azione anticoagulante. Il decesso dell'animale, in questo caso, avviene a causa di emorragie interne e non è immediato: pallore alle mucose, respirazione difficoltosa, stato di grave prostrazione, sono sintomi di questo tipo di avvelenamento.Il fungicida, l’acaricida e l’ insetticida agiscono non solo per ingestione ma anche per inalazione.Il veleno presente nei comuni liquidi antigelo provoca il blocco delle funzioni renali e poi la morte.Il cianuro agisce anche solo per inalazione e paralizza gli organi respiratori, provocando danni irreversibili al sistema nervoso centrale.
Cosa devo fare in caso di possibile avvelenamento?
Se sospetti che l'animale abbia ingerito un boccone avvelenato, contatta immediatamente  il veterinario più vicino  (o la guardia medica veterinaria) in modo da allertare preventivamente il medico dell’arrivo dell’animale.In caso di estrema necessità, e sempre sotto consiglio del medico, può essere utile far vomitare l’animale somministrando acqua calda molto salata, oppure della chiara di uovo montata a neve.Cerca di mantenere calmo l'animale e non somministrare mai latte.E’sempre utile rivolgersi anche al Centro Veleni più vicino.
Posso denunciare l'avvelenamento di un animale?
Certo. I casi di avvelenamento devono essere documentati e denunciati perché la legge è un importantissimo strumento a nostra disposizione per sconfiggere il fenomeno.Su questo argomento la normativa è chiara:
  • la fauna selvatica è protetta dallo Stato
  • è espressamente vietato diffondere veleni dalla legge sulla caccia (L.N. 157/92 art. 21, che prevede un’ammenda fino a € 1549,37) nonché dalle leggi sanitarie (art. 146 T.U. Leggi Sanitarie, che prevede la reclusione da sei mesi a tre anni e un’ammenda da € 51,65 fino a € 516,46)
  • contro il maltrattamento e l'uccisione di animali è in vigore la legge 189 del 2004.
Recentemente anche il Ministero della Salute ha prorogato l’Ordinanza concernente norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o bocconi avvelenati (GU Serie Generale n.51 del 3-3-2014).L’importanza del ruolo della denuncia è sottolineato dall’Ordinanza stessa che, in caso di decesso, obbliga il proprietario o detentore dell’animale a darne immediata comunicazione all’Autorità competente.La denuncia può comunque e deve essere presentata anche qualora non sopraggiunga la morte e deve contenere le prove che l’animale sia stato avvelenato (a questo proposito è importante allegare tutti i referti veterinari).In caso di decesso dell'animale, sia esso domestico, randagio o selvatico, il medico veterinario deve inviarne le spoglie e ogni altro campione utile all’identificazione del veleno o della sostanza che ne ha provocato la morte, all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale competente per territorio, accompagnati da referto anamnestico al fine di indirizzare la ricerca analitica a effettuare delle analisi. Tali risultati devono dunque essere allegati.
Per la denuncia puoi rivolgerti a qualsiasi organo di polizia giudiziaria (Polizia Municipale, Carabinieri, Polizia di Stato, Corpo Forestale dello Stato, Guardia di Finanza, Polizia Provinciale), presentando di persona il tuo esposto o denuncia (anche contro ignoti) in forma scritta.Per mettere fine a questa pratica è necessario che vengano individuati i responsabili: non aver timore di segnalare sempre alle autorità fatti o persone sospette.La denuncia, oltre a rendere possibile l’identificazione e la punizione degli avvelenatori testimonierà la gravità del problema e renderà meno difficile il nostro percorso per fermare gli avvelenatori.
Cosa devo fare in caso di decesso dell'animale?
Ai sensi dell’Ordinanza concernente norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o bocconi avvelenati (GU Serie Generale n.51 del 3-3-2014) il proprietario o il responsabile di un animale deceduto ha l’obbligo di darne segnalazione alle autorità competenti tramite il medico veterinario che emette la diagnosi di avvelenamento.E' molto importante presentare una denuncia anche in caso di: morte per avvelenamento di animali non di proprietà,  ingestione di sostanze tossiche o nocive, da parte di animali selvatici o domestici, avvelenamento senza decesso dell'animale.Alla denuncia dovranno essere allegati tutti i referti veterinari e l’esame necroscopico in caso di decesso.
Ai sensi dell’Ordinanza Ministeriale l’esame necroscopico dovrà comunque essere eseguito obbligatoriamente dall’Istituto Zooprofilattico.
Posso denunciare anche solo la minaccia di avvelenamento?
Assolutamente si! Anche nel caso particolare di minaccia di avvelenamento, ci sono i termini per una denuncia per art 544 bis c.p. e per infrazione delle normative previste dal Testo Unico delle Leggi Sanitarie relative alla distribuzione di sostanze velenose.Questi sono i classici casi in cui può esserti utile improvvisarti ‘detective’ e raccogliere il maggior numero d’indizi affinché si possa risalire ai colpevoli: in particolare è importante presentare una denuncia scritta firmata da tutti i cittadini interessati e depositarla direttamente in Procura, oltre che dai Carabinieri e Corpo Forestale, e sollecitare ogni tanto, meglio se con il supporto di un legale, l’andamento delle indagini, dove occorre scrivere nel dettaglio tutti i fatti. Se dovesse succedere qualcosa agli animali occorre conservare i referti veterinari che ne attestino le ferite o la morte così da poterli allegare alla segnalazione.

articolo tratto da http://www.lav.it

Alessia Piccoli