venerdì 27 febbraio 2015

IL PERTUS DE LA MENA ( FORO DELLA MINA)

Il Pertus de la Mena (foro della mina) ,citato dalla Bonnet come le trou de saint Second ( il buco di San Secondo),veniva presentato nella Guida delle Alpi di Martelli e Vaccaroni del 1880 come una profonda caverna sui monti di Prarostino,utilizzata nel passato come via segreta per comunicare con la valle d’Angrogna. Nessuno,stando ai due autori,l’aveva mai percorsa interamente.
In base alla prima denominazione,non si tratterebbe di un’apertura naturale,bensì dell’ingresso di una potenziale miniera,o del risultato di un saggio di scavo minerario,procurato facendo appunto brillare una o più mine. Tutto questo si sarebbe comunque verificato “molto” tempo fa e ,pur nell’incertezza dei “si pensa”e “si ritiene”,si vuole che il pertus sia stato,nel periodo della persecuzione religiosa,un sicuro nascondiglio per la popolazione valdese e soprattutto per i ministri di culto. La credenza che,attraverso il lungo percorso sotterraneo che da qui partiva ,si potesse arrivare in val d’Angrogna,fu probabilmente anche rafforzata dall’ipotizzata funzione storica svolta da questo insolito rifugio e naturalmente dalle sue caratteristiche fisiche con tutta la loro valenza evocativa e suggestionante,e tutto questo naturalmente senza negare a priori la presenza di un suo effettivo “notevole” sviluppo  sottoterra.
Un contadino di Prarostino raccontò a Marie Bonnet che questo buco,che si apriva alla Lombarda e che avrebbe messo in comunicazione San Bartolomeo di Prarostino con San Lorenzo in Val d’Angrogna,sarebbe servito alle compagnie volanti dei valdesi per sorprendere  i  loro nemici. Tuttavia,poiché sembrava difficile ammettere un simile percorso sotterraneo,si disse che il pertus fosse un’invenzione dei nemici dei valdesi per giustificare la loro incapacità ad affrontare questi repentini arrivi.
Secondo un’altra credenza invece,l’apertura di questo buco sarebbe stata murata da tempo e nascosta da una fitta vegetazione. Ma veniamo ai giorni nostri. Il probabile Pertus d’la Mena  - almeno così è conosciuto a lavello locale – si apre alla Rivoira,al confine della zona prativa con i primi alberi,sulla sponda sinistra del Chiamogna. La sua bocca d’ingresso scavata nella roccia può accogliere un uomo piegato,ma lo stretto cunicolo che segue può essere percorso solo strisciando (si sconsiglia comunque la visita all’interno,per i seri pericoli che può comportare).
In base a un accertamento effettuato dal Gruppo Spelelogico  delle Valli Pinerolesi (Cai di Pinerolo) nell’autunno ’97 , l’intero sviluppo sotterraneo risulterebbe di 28 metri.
Nel complesso , il pertus si presenta abbastanza asciutto , e potrebbe essere stato scavato come saggio per verificare la presenza di argento o di minerali ferrosi. Nonostante il nome,l’impiego delle mine non dovrebbe essere stato così rilevante ,non essendo stati ad esempio individuati tipici fori necessari al collocamento delle cariche esplosive.
Per le modalità adottate nel lavoro,il buco sembrerebbe comunque abbastanza antico,meritevole dunque di essere stato assunto ed elaborato dal folklore  locale(ricerca sul posto,estate ’97).

Testo tratto da PRIOLO D., - AVONDO G.,Leggende e tradizioni del Pinerolese,CDA & VIVALDA,1998

Pubblicato da Alessia Piccoli




 

lunedì 23 febbraio 2015

Da LaZampa - Lipu: raro esemplare di cicogna nera avvistato in Calabria

Un raro esemplare di cicogna nera è stato avvistato in località Terzi di Lamezia Terme (Cz) lungo il fiume Amato a circa tre chilometri dall’Aeroporto. «L’animale, in evidente stato di difficoltà, pur con una zampa penzolante, era ancora in grado di volare», sottolinea La Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli) sul suo sito. Quando i volontari di Rende si sono recati sul luogo dell’avvistamento, l’animale «si era allontanato e vane sono risultate le ricerche. La ferita potrebbe essergli anche fatale».Negli ultimi anni «sia le osservazioni durante le fasi di migrazione che il numero di coppie nidificanti sono aumentate in Italia - osserva Marco Gustin, Responsabile Specie e ricerca della Lipu - e sebbene svernante rara ma apparentemente regolare nell’ultimo decennio, in Calabria la presenza della specie in inverno appare un fatto eccezionale’’. In Italia sono presenti circa 15 coppie nidificanti di cui almeno 10 in Basilicata. «L’esemplare osservato potrebbe essere un individuo svernante ma la ferita alla zampa -sottolinea l’organizzazione ambientalista- potrebbe avere purtroppo conseguenze fatali. Non sappiamo cosa sia successo al volatile ed ogni ipotesi avrebbe poco significato». 
«Nel marzo 2014 un individuo della stessa specie è stato abbattuto in pieno Parco Nazionale della Sila da ignoti bracconieri, un gesto deplorevole e inqualificabile, ma non vogliamo minimamente pensare che la stessa cosa possa essere successo a quest’altro individuo», aggiunge Roberto Santopaolo responsabile provinciale Lipu.. La cicogna nera è un uccello che può raggiungere il metro d’altezza e i due metri di apertura alare. Il colore del corpo, comprese le ali, è nero tranne il ventre che è bianco, mentre zampe e becco sono di colore rosso. «È quindi un uccello facilmente riconoscibile, chiunque lo avvisti può segnalarlo alla Lipu di Rende così che i propri volontari possano monitorarlo e valutare il suo stato di salute. Una tempestiva segnalazione -viene rilevato- potrebbe salvare la vita ad un individuo appartenente ad una specie molto rara e di straordinaria valenza naturalistica».

articolo tratto da www.lastampa.it

Alessia Piccoli

venerdì 20 febbraio 2015

Il Castello dei Bigliori (Bobbio Pellice)



I resti del castello dei Bigliori di Luserna, si trovano poco oltre il centro abitato di Bobbio Pellice, appena attraversato il vallone del Crϋel, in una borgata che si chiama Cestel (o Ciëstel, secondo alcune vecchie fonti),

ancora oggi chiamata Ciastel. Il nome ricorda, infatti, la parola “castello” e fa riferimento all’antico maniero dei conti Bigliori, un ramo cadetto dei più potenti Manfredi di Luserna.

Il Garola, allorquando tratta di Bobbio Pellice, spiega come “eravi da antichissimo tempo sù di un poggio a ponente il suo castello, detto ancor oggidì region del Ciastel, riguardava sull’erta la strada e sul poggio in basso la vila di Bobbio, nel 1549 da Francesi dominanti la Valle atterrato. Era abitato dai conti Bigliori, che vi edificaron poi altre dimore loro a Sibaud o Sinibaldo dal nome d’un dei feudatari.”[1].

Proprio secondo il Garola[2], infatti, se non si conoscono fonti circa le origini della struttura (probabilmente anteriore all’anno 1159), vi sarebbero fonti storiche documentali[3] che ci informano che il castello venne fatto distruggere nel 1549 per ordine di un governatore francese di Torino.

Tuttavia, permangono leggende secondo cui la distruzione dell’edificio avvenne per altre cause.

Si dice infatti che un tempo il proprietario del castello (secondo la leggenda, il Conte Billour) si fosse convertito al protestantesimo, al contrario del resto della famiglia di conti che erano fedeli alla Chiesa Cattolica e a Roma. Si narra che nelle segrete del castello il conte si mescolasse ai popolani per ascoltare il Vangelo predicato dai barba valdesi, nei culti che si tenevano di nascosto lì.

La famiglia del conte si era però insospettita ed un giorno mandò a Bobbio Pellice dei soldati perché lo arrestassero e distruggessero il suo maniero.

La triste fine del Conte Billour fu di essere imprigionato nelle torri del castello di Luserna, dove patì fame, sete, freddo e da dove non uscì mai più.

La famiglia del conte decise di cancellare in questo modo l’onta di un parente eretico: così erano chiamati dalla Chiesa di Roma coloro che non seguivano la religione cattolica e, nel Piemonte, erano così detti i Valdesi.

Così, al giorno d’oggi del conte Billour è giunta soltanto la leggenda, mentre del castello dei Bigliori sono sopravvissuti pochi resti sul poggio roccioso che dalla borgata Cestel sovrasta Bobbio Pellice.

Invero, pare che tale leggenda altro non fosse che una storia narrata dalle popolazioni locali per narrare l’oppressione inquisitrice di Roma e dei signori cattolici. La distruzione del castello, invece, pare avvenne proprio come menzionato dal Garola e anche il Bollea[4], allorquando ricostruisce la storia di Bricherasio, specifica come il principe napoletano Giovanni Galeazzo Caracciolo di Melfi, governatore del Piemonte per conto del Re di Francia, ordinò, in data 9.01.1549, al Capitano Angelo de Pedemonte, la distruzione del resto del castello di Bricherasio e inoltre delle fortezze della Torre, di Bobbio e di Lucerna; e dal momento che nessun altro castello pare fosse esistente a Bobbio Pellice se non quello del Ciastel, è inevitabile concludere che il castello distrutto nel 1549 fosse proprio il castello dei Bigliori.



[1] GAROLA D.L., Documenti Istorici di Luserna e dei luoghi di sua valle compilati da Domenico Lorenzo Garola, 1832, p. 217.

[2] GAROLA D.L., Op. cit., p. 14.

[3] GAROLA D.L., Op. cit., p. 125.


[4] BOLLEA L.C., Storia di Bricherasio, Torino, 1928, p. 525.
Fonte: http://valdesina.babacio.it/2013/11/08/cestel-bobbio-pellice/



Testo redatto da Luca Grande e tratto dall'Atlante delle Opere Fortificate (http://atlante-operefortificate.blogspot.it/).
Foto realizzate da Alessandro Boaglio.
Pubblicato da Alessia Piccoli

lunedì 16 febbraio 2015

Da LaZampa - È l’ora delle migrazioni, la natura dà spettacolo


In questo periodo dell’anno, tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, miliardi di esseri viventi percorrono migliaia di chilometri per la loro sopravvivenza. Le migrazioni sono uno dei più grandi spettacoli della Natura, e per quanto siano state indagate e studiate, conservano ancora un alone di insondabile mistero. Lonely Planet ha pubblicato in un volumetto, «You Only Live Once» («Si vive solo una volta»), una mappa con le migrazioni più importanti della Terra, uno spettacolo che sfugge a chiunque viva in città, e che viene distrattamente sfiorato solo quando, passando da un canale all’altro della tv, si imbatte in un documentario. 
Rischi e vantaggi
Tutti concordano nel dire che lo spostamento di animali più straordinario nella sua bellezza e tragicità è quello degli gnu, che dopo avere passato l’inverno a Sud della piana del Serengeti si muovono verso Nord ad aprile, percorrendo un grande cerchio in senso orario e seguendo la pioggia che fa crescere l’erba. Centinaia di migliaia di gnu si spostano insieme, seguiti da quasi altrettante zebre, gazzelle e da ogni tipo di predatore, pronto a cibarsi dei capi che restano isolati. A giugno arrivano ai guadi del Grumeti e del Mara, dove da giorni li attendono migliaia di coccodrilli e avvoltoi. Gli gnu si radunano sulla riva, poi il più coraggioso salta nel fiume, seguito da tutti gli altri in uno dei più crudeli spettacoli che la Natura possa offrire. Gli scienziati sono arrivati da tempo alla conclusione che i rischi delle migrazioni sono ampiamente compensati dai vantaggi. Nel corso del viaggio molti esemplari muoiono a causa della mancanza di cibo, di difficoltà nell’orientamento e dell’assalto dei predatori, tra i quali l’uomo è uno dei più efficienti. Ma, dopo avere lasciato i rifugi invernali del Sud, vale sempre la pena di percorrere migliaia di chilometri per raggiungere spazi liberi e ricchi di cibo al Nord, dove è possibile nidificare e riprodursi in una relativa sicurezza. 
In volo e sull’acqua 
Le rondini partono dall’Africa Sub Sahariana volando per sei settimane e percorrendo circa 320 km al giorno, per allietare in aprile e marzo le serate di chi vive in campagna in Europa. In questo periodo, si levano in volo anche le oche «calve» indiane, i migratori che volano più in alto di tutti: superano la catena montuosa dell’Himalaya dirette alle pianure della Mongolia salendo a quasi 7000 metri, resistendo al gelo e alla mancanza di ossigeno grazie a una particolare tecnica di iperventilazione. E chissà chi guida 500 mila caribù per quasi 1000 km verso la tundra artica che a maggio si riempirà di erba, con le femmine che partono per prime, per poter partorire nel luogo di destinazione, più ricco di cibo. La più grande migrazione di mammiferi è quella dei pipistrelli del Congo: otto milioni di esemplari passano il confine con lo Zambia per distruggere i frutti di bosco e tutto il mango del parco di Kasanka.
L’orientamento 
Nessuno sa con precisione come gli animali riescano ad orientarsi nei lunghi viaggi. L’esempio delle tartarughe marine è il più stupefacente, perché percorrono più di 10 mila chilometri nel Pacifico, dirette alle coste della California, riuscendo a compensare la deriva causata dalle correnti meglio di qualunque esperto marinaio. Le tartarughe verdi che depongono le uova nell’isola di Ascensione nuotano dalla costa del Brasile «appena» per 2000 chilometri, ma un errore di soli 5 gradi nella rotta le porterebbe a 80 chilometri di distanza dall’obiettivo. Alcuni ricercatori hanno provato a immergerne una a decine di miglia a Nord dell’isola, e un’altra a Sud. Quella a Nord ha raggiunto Ascensione, quella a Sud ha girovagato per un po’ e poi è tornata in Brasile. Un mistero che nessuno è riuscito a districare. La balena grigia comincia ora il suo viaggio di 18.000 km verso Nord, lasciando le acque calde del Messico per il Mare Artico, dove potrà consumare una tonnellata di plancton e molluschi al giorno; le megattere abbandonano il gelo dell’Antartide e si muovono sicure verso il Nord dell’Australia, cantando felici e stordendo i branchi di pesci con l’emissione di bolle d’aria. Nello studio di Lonely Planet manca solo una specie migratoria, quella umana, che mai ha smesso di spostarsi in massa nel corso della Storia, correndo gli stessi rischi e subendo analoghe tragedie. Alla ricerca, proprio come tutti gli altri animali, di sicurezza per la prole, di cibo e di un posto migliore dove vivere.

articolo tratto da www.lastampa.it ; immagine tratta da www.wikipedia.org

Alessia Piccoli

lunedì 9 febbraio 2015

Da Focus - Il coniglio: un animale di compagnia

Nel giro di qualche anno nel nostro Paese il coniglio è diventato un animale da compagnia, passando da pietanza a pet. E si è conquistato anche il terzo posto nella classifica degli animali più diffusi nelle nostre case dopo il cane e il gatto. Ma a differenza di questi ultimi si pensa che il piccolo animale abbia bisogno di meno cure e attenzioni. In realtà non è così.La moda del coniglio come animale da compagnia, in Italia, è iniziata una decina di anni e si è affermata negli ultimi quattro o cinque. Ma ancora oggi questi animali entrano nelle case come cibo. C'è chi li tiene come amici e chi li mangia; qualcuno, poco sensibile, fa entrambe le cose. Negli Usa, il passaggio da “carne bianca” ad animale d’affezione è avvenuto prima, ma non in tempi antichi, risale agli anni ’80 del secolo scorso e solo nel 1988, in California, venne fondata la House Rabbit Society, che poi divenne la “casa madre” e l’associazione modello per tutti gli appassionati.
Una specie da compagnia
Con “coniglio” si intende quello europeo, Oryctolagus cuniculus, appartenente alla famiglia dei lagomorfi e non dei roditori, come si pensa comunemente. I vari tipi, nano, gigante, ariete, angora, rex, testa di leone e molti altri - ne sono stati contati quasi 60 - sono delle razze, selezionate artificialmente, ma tutti, compresi quelli “da carne” fanno parte della stessa specie. E tutti possono essere ottimi animali da compagnia, la taglia infatti non è rilevante. Non si può sapere quanti conigli domestici ci siano nel nostro paese, non esiste infatti un'anagrafe e le cifre basate sugli alimenti confezionati venduti come adatti per questi animali non sono valide, perché i bravi padroni non li comprano (su ciò si tornerà). Le uniche stime disponibili sono quelle che affermano che il coniglio è al terzo posto, tra gli animali d’affezione, dopo gatto e cane.
Conigli di ripiego Purtroppo i motivi per i quali la maggior parte delle persone prende un coniglio sono sbagliati. Spesso è una scelta di ripiego; scartati il cane, perché troppo impegnativo, e il gatto, perché fa danni, si passa al coniglio, considerato facile da tenere e senza esigenze mediche ed esistenziali. Invece è un animale sensibile, intelligente, vivace, affettuoso e con una sua personalità, diversa da individuo a individuo. Andando sul pratico, tutto ciò significa che non può vivere sempre in gabbia, che è delicato, che ha bisogno di relazioni affettive, di gioco, di alimentazione specifica e di cure veterinarie qualificate. Inoltre, i padroni devono dedicargli tempo e attenzione per insegnargli molte cose: dall’usare la cassettina igienica al relazionarsi con tutta la famiglia. Questo perché è un animale sociale, cioè in natura vive in gruppo, in una colonia, ed è raccomandabile non lasciarlo sempre solo. Chi pensa di avere poco tempo da dedicargli è meglio che ne adotti due, magari prendendoli da cuccioli. Ma si può anche scegliere un adulto – o due adulti, ma che siano già amici - scegliendo tra i tanti abbandonati e reperibili presso le associazioni zoofile.
Vivo e vegeto Un altro motivo della “preferenza” per questo animale - poco esplicitato dalle madri che lo comprano per far contento il loro bambino - è la speranza che viva poco. E in effetti molti vivono davvero poco, tre o quattro anni. Ma perché sono trattati e soprattutto nutriti male. Nelle giuste condizioni, arrivano a dieci anni, qualcuno anche a quindici (l’aspettativa di vita, negli ultimi anni, è cresciuta per tutti, umani e non).Il coniglio non assomiglia nel comportamento, nella fisiologia, nelle patologie e nelle esigenze alimentari, né al cane, un onnivoro di antica domesticazione, né al gatto, un carnivoro predatore. Così, per esempio, molti farmaci e antiparassitari usati su questi “normali” animali da compagnia per lui sono estremamente nocivi, a volte mortali. Il coniglio è un erbivoro stretto, cioè si ciba esclusivamente di vegetali, uno scavatore di gallerie ed è una preda. Tutte caratteristiche che vanno tenute in considerazione quando se ne adotta uno.
Preda dei bambini Il coniglio è una preda per eccellenza, e la sua anatomia e psicologia si sono adattate per cercare di evitare questa fine. Ma non si tratta di un animale pavido, ci sono conigli che minacciano e rincorrono i gatti di casa. Le reazioni di difesa sono l’immobilità e la fuga precipitosa. E proprio per la fuga è organizzato il suo corpo: scheletro leggero e fragile e muscolatura forte. Per questo, non è un animale molto adatto ai bambini, che facilmente lo fanno cadere, provocando fratture, o, stringendolo, lo costringono a reazioni violente, movimenti che possono rompere perfino la spina dorsale. E, ancora per questo, soprattutto all’inizio del rapporto, va trattato con rispetto e delicatezza, aspettando tranquilli che sia lui a fare la prima mossa di avvicinamento. La posizione migliore per i primi contatti è mettersi seduti per terra, sul pavimento, fermi o quasi, e aspettare che il coniglio si avvicini.
Una bella casa Il coniglio deve avere una gabbia – grande, come minimo un metro per 70 cm o un metro e venti per 50 cm - e ben organizzata, con un nascondiglio (una casetta di legno non impregnato di sostanze tossiche), il cibo, il beverino, la cassettina igienica, dei tubi in cui entrare. Ma per lui deve essere una casa, un rifugio, non una prigione. Alcune ore al giorno, almeno tre o quattro, il coniglio deve andare in giro, camminare, esplorare, avere compagnia. Se si ha una stanza organizzata tutta per lui, è una buona cosa ma non vi deve essere rinchiuso sempre perché ha bisogno di comunicare con gli altri esseri viventi.
Il terribile “mal di denti” «Il coniglio ha i denti, non solo gli incisivi, ma anche quelli interni, a crescita continua, tutta la vita, come le unghie» racconta Marta Avanzi, veterinaria e socia fondatrice della Sivae (Societa' italiana veterinari per animali esotici) «ma, in natura, li consuma masticando a lungo, per molte ore al giorno, l’erba, che è abrasiva a causa dei cristalli di silice che contiene. Il pane secco non serve a niente, anzi, fa male».Tanti conigli smettono di mangiare, soffrono e muoiono a causa di problemi legati ai denti, dolorose malocclusione, ascessi, decalcificazioni. Le radici dei denti possono crescere fino a uscire dalla mandibola o ad arrivare perfino nell’orbita oculare. Succede verso i due anni e mezzo, tre, quando vengono portati dal veterinario con la bocca devastata. A questo punto, quasi sempre la soluzione migliore è l’eutanasia. Ma non è tutto, la cattiva alimentazione causa anche gravi problemi intestinali, dalle infezioni al blocco totale.
Rosicchiatore e scavatore Per la sua caratteristica di rosicchiare, un coniglio libero per casa può incorrere in molti oggetti per lui pericolosi, come fili elettrici e detersivi, oppure può far danni, mordicchiando mobili, divani e molto altro. Le sue uscite dalla gabbia devono dunque essere in territorio reso sicuro o sotto l’occhio vigile del padrone. Le passeggiate e le corse sono indispensabili per la salute fisica e mentale del coniglio, ma sono anche un’occasione per socializzare e giocare, per esempio la sera, quando la famiglia si riunisce. Come ricorda il nome scientifico, cuniculus, il coniglio scava gallerie e passa molto tempo in cunicoli. Poter scavare e avere a disposizione dei rifugi chiusi, come tubi o scatole, è dunque fondamentale, anche quando vive in casa.
Sterilizzazione e malattie Come è noto, i conigli sono molto prolifici. Se vivono in casa, è quasi indispensabile sterilizzarli chirurgicamente, a partire dai 3 mesi e mezzo. Anche perché, soprattutto i maschi, hanno l’abitudine di marcare il territorio con l’urina, analogamente a come fanno i gatti non operati. È necessario però rivolgersi a un veterinario che abbia conoscenza ed esperienza di questa specie (vedi i siti). Il coniglio, come tutti gli esseri viventi, è soggetto ad alcune malattie, parassitarie e infettive. A questo riguardo è meglio chiedere consiglio per vaccinazioni e cure a un veterinario esperto di questa specie.

NON COMPRARE,ADOTTA!

Sono numerose le Associazioni che si occupano di mettere in salvo e poi,successivamente,
di dare una nuova famiglia ai nostri amici conigli :

1 . AAE indirizzo mail www.aaeconigli.it
2 . La voce dei conigli indirizzo mail www.lavocedeiconigli.it
3 . Amico coniglio indirizzo mail www.amicoconiglio.it
4 . La collina dei conigli indirizzo mail www.lacollinadeiconigli.it
5 . Mondo Carota indirizzo mail www.mondocarota.wordpress.com

articolo tratto da www.focus.it ; www.associazioniconigli.it ; immagine di Alessia Piccoli

Alessia Piccoli










 

lunedì 2 febbraio 2015

Da LAV - Chiude la stagione della caccia. Tragico bilancio per gli animali

Anche quest’anno la stagione di caccia si conclude ufficialmente il 31 gennaio, portando con sé il solito tragico bilancio: "un'assurda carneficina, una strage di animali, danni incalcolabili all'ambiente, vittime tra i cacciatori e tra la gente comune”- afferma la LAV.
Sono ben 88 le vittime umane, registrate da settembre 2014 a 29 gennaio 2015: 22 morti e 66 feriti in poco più di quattro mesi, attribuibili ad armi da caccia e cacciatori, secondo gli ultimi dati  dell'Associazione Vittime della Caccia. Netta la contrarietà degli italiani alla caccia: il 78,8%, secondo il Rapporto Italia 2015 presentato oggi da Eurispes.
"Una vera e propria guerra, che ad ogni stagione ripropone le assurdità dell'attività venatoria, il massiccio uso di armi e l'odioso libero accesso dei cacciatori nei terreni privati: il Governo e il Parlamento devono sentire il dovere di mettere fine a questa carneficina" - dichiara Massimo Vitturi, responsabile LAV settore Caccia e Fauna selvatica.“Se la stagione venatoria si chiude il 31 gennaio, la caccia non si ferma mai: non c’è pace per gli animali selvatici che, complici i numerosi piani di abbattimento, di volta in volta disposti da Regioni e Province, continuano ad essere uccisi per tutto il corso dell’anno – continua Vitturi - Tra le specie maggiormente colpite: le volpi con i loro cuccioli, le nutrie, i daini, i caprioli, i colombi che cadranno a migliaia sotto il piombo dei cacciatori, il più delle volte senza alcuna motivazione scientifica se non il chiaro intento della classe politica di raccogliere i voti dei cacciatori. A tutto questo, negli ultimi decenni si aggiungono le sistematiche stragi per la caccia cosiddetta di selezione. L'unica consolazione è che la caccia non è più un fenomeno di massa come 30 - 40 anni fa, infatti dagli anni '80 ad oggi i cacciatori si sono dimezzati, arrivando a circa 700 mila unità".Se è dimostrato che durante la stagione di caccia i reati aumentano esponenzialmente, è altrettanto vero che i danni arrecati dall’utilizzo di armi da caccia non si limitano alle sole attività venatorie in senso stretto – commenta Vitturi – ad aggravare questa situazione, l’introduzione nel Decreto Legge 91 del 2014 - meglio conosciuto come ‘Decreto Competitività’ - di un comma che delega a Regioni e Province la gestione finalizzata all’eradicazione o al controllo delle specie alloctone (tra queste, gli scoiattoli grigi e le nutrie) ed inoltre, l’esclusione delle stesse nutrie dalla lista delle specie selvatiche oggetto di tutela (in base all’articolo 2 comma 2 della Legge 157 del 1992)".La caccia, infatti – conclude la LAV -  oltre alla strage di animali provoca:l’estinzione generale o locale di alcune specie e la rarefazione di altre;l’alterazione degli equilibri ecologici naturali;la diffusione di malattie, come il saturnismo (avvelenamento da piombo degli uccelli che ingeriscono i pallini)e gravi sofferenze agli animali feriti.

articolo tratto da http://www.lav.it

Alessia Piccoli