lunedì 18 maggio 2015

Da Animali nel Mondo - Dati sull'abbandono degli animali

La presenza degli animali (e di cani in particolare) nelle famiglie italiane è un fenomeno di grande rilievo che non accenna a diminuire. Si tratta anzi di un fenomeno in costante crescita.
Circa una famiglia su due in provincia di Milano vive con almeno un animale domestico.
Si calcola che in provincia di Milano ci sia un cane ogni dieci abitanti: all’incirca, dunque, 380 mila animali. Nella sola città di Milano sono iscritti in anagrafe canina 160.000 cani. I gatti sono poco di più.
Il fenomeno dell’abbandono (e dello smarrimento). Qualche dato
Cani abbandonati in Italia                                      ca. 100.000/anno
Cani randagi                                                             200.000
Cani vaganti                                                              600.000
Cani rinselvatichiti                                                       80.000
Cani transitati nei canili pubblici della Lombardia      ca. 11.000/anno
Cani entrati nel canile municipale di Milano              ca. 1.000/anno
Gli abbandoni in autostrada sono meno frequenti di un tempo; nel quinquennio 2003-2008 si è registrato, rispetto al quinquennio precedente, una diminuzione vicina al 60%. Cani e gatti vengono abbandonati però in altri luoghi, ad esempio davanti ai canili, nei centri cittadini e in prossimità dei luoghi di villeggiatura.Nei mesi di giugno - luglio - agosto vi è il massimo picco di abbandoni: si stima ammontino –in tutta Italia- a circa 60.000 nei tre mesi. Ciò equivale a 20.000 al mese, circa 650 cani abbandonati al giorno. Il che significa che, nei tre mesi “caldi”, sul territorio nazionale, si assiste in media a 25 abbandoni del migliore amico dell’uomo all’ora, un abbandono ogni due minuti.Il Ministero della Salute, in una tabella del 2005, dichiara una popolazione presunta di 461.000 cani randagi e 230.000 cani ospitati nei canili. Secondo le stime delle più accreditate associazioni animaliste a livello nazionale i cani detenuti in canili di vario genere sarebbero invece oltre 1.600.000. In Lombardia, secondo i dati del Servizio veterinario della Regione, le Asl recuperano circa 11mila cani abbandonati (o smarriti) ogni anno, 900 al mese, più di 30 al giorno.Un censimento svolto dall’Ufficio Diritti Animali della Provincia di Milano presso i 189 Comuni della provincia ha permesso di stimare che gli enti locali spendono complessivamente ca. 3 milioni di euro per il mantenimento in rifugio dei cani accalappiati sul proprio territorio (media / Comune: 12.500 euro all’anno). Quei Comuni che hanno istituito Uffici Diritti Animali o hanno promosso campagne di adozioni dei cani hanno visto dimezzare in un anno la spesa di mantenimento degli stessi.

Diamo i numeri
27
il numero degli Uffici Tutela Animali presenti sul territorio provinciale (la più alta densità d’Italia)
189/2004
il numero della legge che prevede l’arresto per i maltrattamenti e l’abbandono di animali
200
le persone decedute negli ultimi 10 anni in incidenti stradali con protagonisti animali vaganti (dato della sola rete autostradale)
281/91
il numero della legge che dovrebbe tutelare contro l’abbandono degli animali e contro il randagismo
1000
la cifra minima in euro che paga chi viene condannato per il reato di abbandono di un animale domestico
1991
l’anno in cui è nata la legge per la tutela degli animali e del randagismo
2004
l’anno in cui è nata la legge contro i maltrattamenti agli animali
4.000
le persone coinvolte in incidenti d’auto causati dagli animali vaganti negli ultimi 10 anni sulla sola rete autostradale
10.000
la cifra massima in euro che paga chi viene condannato per reato di abbandono di un animale domestico
40.000
il numero degli incidenti d’auto causati dagli animali vaganti negli ultimi 10 anni  sulla sola rete autostradale
100.000
i cani abbandonati ogni anno in Italia
160.000
i cani che abitano in famiglia a Milano (cani iscritti all’anagrafe canina)
380.000
i cani che abitano in famiglia in Provincia di Milano
750.000
i cani e gatti che abitano in famiglia in Provincia di Milano
3.000.000
gli euro che spendono annualmente i 189 Comuni del territorio provinciale per mantenere i cani accalappiati nei canili
7.000.000
i cani di proprietà in Italia

articolo tratto da www.animalinelmondo.com 

Alessia Piccoli

venerdì 15 maggio 2015

Da Prodotti Regionali - Prodotti tipici Piemontesi

La Gastronomia del Piemonte è ricca di sapori e frutto di una tradizione culinaria antica, tramandata dalle antiche corti nobiliari. Inoltre un territorio ed un clima eterogenei, insieme alla presenza – nei secoli scorsi – di una popolazione suddivisa in differenti classi sociali, hanno determinato una differenziazione anche nelle pietanze le quali variano a seconda delle aree geografiche. Si passa, infatti, da una cucina più “popolana” e povera, influenzata dalle materie prime offerte dal territorio locale, ad una cucina più ricca ed elaborata, propria delle corti e della nobiltà, con influenze francesi, scaturite dalla lunga dominazione sabauda.Tenendo conto che elencare tutti i Prodotti tipici del Piemonte sarebbe troppo lungo, se ne ricordano solo alcuni come il Tartufo, le Nocciole delle Langhe e del Monferrato e il Salame di Turgia, prodotto con carne di vacca da latte, che non ha avuto vitelli. Tra i Formaggi, si fanno spazio il Grana Padano, il Gorgonzola, il Taleggio e la Robiola. Il Castelmagno, formaggio D.O.P. e D.O.C., è prodotto esclusivamente nei Comuni di Castelmagno, Pradleves e Monterosso Grana.Immagiando un menu tipico della tavola piemontese, si potrebbe iniaiare con un antipasto misto a base di carne, affettati e frittate di erbe, seguito dai primi piatti all’insegna di Agnolotti o Tajarin (tagliatelle fatte in casa) o Minestre di vario genere.
Il piatto simbolo per eccellenza della regione è la Bagna cauda, un sugo preparato con olio, aglio e acciughe, servito in un recipiente di terracotta detto Tianet, appoggiato su un piccolo braciere, comune a tutti i commensali, nel quale gli stessi possono intingere diversi tipi di verdure oppure crostini e pane.Da non trascurare la prestigiosa tradizione enologica regionale con gli ottimi e famosi Vini del Piemonte tra cui il Barbera, il Dolcetto d’Alba, il Barolo, il Brachetto d’Acqui, il Bonarda, il Gattinara, il Ghemme e il Sizzano.Eccellenti anche i dolci, sui quali svettano la Panna cotta , in budino ricoperto di caramello, lo Zabajone, una crema di uova e zucchero che si accompagna a biscotti secchi, i Krumiri, i Marron glaces (castagne di Cuneo in glassa) e il famoso Gianduiotto, uno squisito cioccolatino nato a Torino nel 1865. Nella zona di Cuneo sono tipici i Baci di dama, le Paste di meliga mentre, in provincia di Alessandria, i Savoiardi.

articolo tratto da www.prodottiregionali.net

Alessia Piccoli

Da Canile di Bibiana - Invita un nonno a tavola

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articolo tratto da www.canilebibiana.it ; immagine tratta da www.wikipedia.org

Alessia Piccoli

domenica 10 maggio 2015

La lingua piemontese

Il parlamento italiano ha escluso il Piemontese dal novero delle lingue minoritarie che, come il Friulano e il Sardo, sono tutelate dalla legge n. 482/99. Ciò malgrado numerosi e autorevoli rapporti scientifici dei più insigni linguisti internazionali.La ragione di questa esclusione esula dal dato scientifico ed è di natura squisitamente politica: il timore di un risveglio identitario in una delle regioni più produttive e contribuenti dello stato italiano.Infatti il Piemontese:è riconosciuto come lingua autonoma dai più grandi specialisti universitari nel campo della Romanistica (Einar Haugen, Helmut Lüdtke, Georg Bossong, Klaus Bochmann, Karl Gebhardt, Guiu Sobiela Caanitz, Gianrenzo P. Clivio e altri) per le caratteristiche tipologiche che lo staccano nettamente dalle altre parlate italiane (v. citazioni più sotto),appartiene al ramo occidentale delle lingue romanze mentre l’italiano appartiene a quello orientale e pertanto non può in alcun modo può essere considerato un dialetto dell’italiano (v. La linea di Wartburg),possiede una koinè compresa in tutto il territorio piemontofono e una grafia i cui principi risalgono al Medioevo e vengono normalizzati nella seconda metà del XVIII secolo (grammatica di Maurizio Pipino, Torino, 1783 e norme di Giuseppe Vernazza di Freney, 1784),ha espresso una letteratura imponente per quantità e qualità che abbraccia tutti i generi, segnalandosi nel secolo appena trascorso per un'estesa produzione anche di prosa critica e scientifica. Il suo primo documento scritto pervenutoci (i Sermoni subalpini, 22 prediche di alto contenuto religioso risalenti al sec. XII) rivela l'uso di una lingua già completamente matura,è riconosciuto fin dal 1981 (Rapporto 4745 del Consiglio d'Europa) fra le lingue minoritarie europee ed è censito dall'UNESCO (Red book on endangered languages) tra le lingue meritevoli di tutela,è tuttora parlato come prima lingua da circa 2.500.000 persone nel solo Piemonte, da cui la sua enorme importanza culturale.
Helmut Lüdtke, professore all'Università di Kiel, il maggior esperto mondiale di lingue neolatine, ne Il posto del piemontese nella compagine storico-linguistica romanza, Atti del XII Congresso Internazionale di Studi sulla Lingua e la Letteratura Piemontese, Ivrea, 1998): "Risultano due aree compatte che contrastano: l'una che comprende quasi tutta l'Italia (Lombardia e Liguria incluse) ed anche l'arco alpino (Grigioni e Friuli) e l'altra di cui fanno parte piemontese, francese, occitano, catalano, spagnolo e portoghese, cioè un grande blocco romanzo occidentale. (...) Il Piemonte, insieme con una frangia occidentale del ligure, forma un'area compatta con la Francia e la Penisola Iberica. (...) Il piemontese, più che nessun'altra lingua regionale d'Italia, presenta innovazioni che lo staccano dal resto della compagine italiana e nel contempo, lo saldano al blocco occidentale".
Georg Bossong, professore all'Università di Zurigo e specialista di linguistica di fama internazionale, in
Écrire dans une langue régionale. L'expérience piémontaise vue de l'extérieure, Secondo Convegno internazionale sulla lingua e la letteratura del Piemonte, Vercelli, 2000: "En termes strictement linguistiques. [le piémontais] c'est indéniablement une langue à part, une "langue par distance" par rapport à l'italien. et nullement un "dialecte". Ce point de vue est largement répandu parmi les spécialistes: selon Bochmann (Klaus Bochmann. Regional- und Nationalitätensprachen in Frankreich. Italien und Spanien, Leipzig, Enzyklopädie, 1989, p.93), par exemple, le piémontais montre les particularités les plus marquantes parmi les dialectes gallo-italiens et pourrait être considéré à juste titre comme une langue à part".Gianrenzo P. Clivio, professore di linguistica applicata e teorica all'Università di Toronto, Torino 1976:It should be observed in passing that, vis-a-vis Italian and French, Piedmontese must be considered a separate language.
Einar Haugen, uno dei massimi studiosi di socio-linguistica di tutti i tempi, in
The American Anthropologist, Harvard University, 1966: Piedmontese is from every linguistic point of view a language. distinct from Italian on the one hand and French on the other, with a long tradition of writing and grammatical study.
Guiu Sobiela-Caanitz, professore all'università di Salisburgo:
Il piemontese è sorto dalle lente e progressive trasformazioni del latino nel Ponente del bacino del Po. La peculiarità di quell'evoluzione proviene dalle influenze congiunte di due aree celtiche: quella cisalpina, e specie in essa la parte traspadana, tra Benaco e Dora Baitea, e quella transalpina, massime il triangolo Avenches-Treviri-Autun. Da quest'ultima città con la prestigiosa scuoia di retorica si andò diffondendo una forma pregiata di latino in bocca gallica: tale irradiazione per le strade del Grande e dei Piccolo San Bernardo raggiungeva il bacino padano ove rafforzava il sostrato celtico della Sesia e di Mediolanum. la metropoli sempre più fiorente dell'intera Italia settentrionale. Nel tardo terzo secolo, tra Milano e Treviri. due delle quattro capitali imperiali, passando da Ivrea e dalle importanti città di Avenches e Besançon, si strinsero naturalmente legami più stretti che non con Roma. La formazione dell'idioma piemontese deve perciò essere studiata in quel complesso territoriale che va dal Benaco al Mar Ligure ed alla Manica.
D'altra parte, lo stesso Dante Alighieri, padre maggiore della lingua italiana, osservava che la lingua parlata nel sud del Piemonte odierno non si poteva considerare appartenente alla famiglia delle parlate italiane
.
 
articolo tratto da http://www.nostereis.org

Alessia Piccoli


lunedì 4 maggio 2015

Da LAV - Liberi ma accuditi

C’è un’alternativa alla vita da reclusi, anche per i randagi che non trovano una famiglia disposta ad accoglierli in casa: la figura del “cane libero accudito”.

Prevista da alcune leggi regionali di attuazione della Legge Quadro n. 281/91 e dalla Circolare n. 5 del 14 maggio 2001 del Ministero della Sanità, può essere istituita dal Sindaco, primo responsabile del benessere di tutti gli animali presenti sul territorio comunale (art.3 Dpr 31 marzo ’79).
Il cane viene microchippato e sterilizzato. Fatto ciò l’animale può tornare libero nel quartiere di provenienza, affidato alle cure di un tutore. Una soluzione che garantisce ai cani una vita dignitosa e un notevole risparmio economico per la collettività, rispetto alla detenzione a vita dei randagi nei canili.Le famose gattare romane hanno fatto scuola, e ovunque ormai sono presenti gruppi di felini accuditi da volontari, ma il riconoscimento delle colonie feline, ad opera della Legge 281/91, ha rappresentato una formalizzazione importantissima, che ne ha garantito la tutela.I gatti che vivono in libertà, quindi, non possono essere soppressi se non sono gravemente ammalati o incurabili, devono essere sterilizzati dall’autorità sanitaria competente per territorio e riammessi nel loro gruppo. Attraverso un tesserino di riconoscimento e la partecipazione a corsi di formazione che forniscano informazioni utili sulla gestione della colonia, alcuni Comuni, come Roma, ufficializzano il ruolo di chi si prende cura dei gatti provvedendo al cibo e a monitorarne lo stato di salute.

articolo tratto da www.lav.it ; immagine tratta da www.wikipedia.org

Alessia Piccoli

venerdì 1 maggio 2015

Evento - Messer Tulipano (Pralormo)

In seguito a un viaggio in Olanda, Consolata Pralormo nel 1999 pensò di dar vita nel parco storico del Castello di famiglia ad un grande evento dedicato al tulipano
A partire quindi dalla primavera 2000, ogni aprile il parco ospita MESSER TULIPANO con la spettacolare fioritura di migliaia di tulipani e narcisi. Per dar vita al personaggio protagonista della manifestazione, Consolata Pralormo chiamò Antonio Molino che, immerso nell’atmosfera del parco disegnò il personaggio che entrambe avevano immaginato: un gentiluomo olandese d’altri tempi impeccabile ma sempre disponibile ad indossare un grembiule da giardiniere, appassionato botanico e raffinato melomane, abile fotografo e tenero custode delle creature del bosco.
Messer Tulipano da quel momento compare ogni primavera a Pralormo per far fiorire i tulipani: ogni edizione di questo evento botanico ospita un nuovo piantamento, completamente rinnovato nelle varietà e nel progetto-colore. Il piantamento, che avviene ad autunno inoltrato coinvolgendo 10 persone per oltre 10 giorni, propone alcune varietà rare e sconosciute al pubblico italiano ma anche varietà scelte per illustrare la storia del tulipano.
La manifestazione coinvolge tutto il parco progettato nel XIX secolo dall’architetto di corte Xavier Kurten, artefice dei più importanti giardini delle residenze sabaude: nei grandi prati sono state create aiuole dalle forme morbide e sinuose, progettate ponendo particolare attenzione a non alterare l’impianto storico e prospettico, le aiuole dunque “serpeggiano” tra gli alberi secolari piuttosto che presentare geometrie regolari. Nel sottobosco occhieggiano ciuffi di muscari e di narcisi; nelle zone ombrose trovano dimora le bulbose dai colori scuri che temono i raggi del sole; lungo la serra il calore accumulato della spessa parete di mattoni garantisce fioriture precoci mentre le prime foglie compaiono sui rami..

Apertura :

dal 4 aprile al 3 maggio 2015
- tutti i giorni dalle 10 alle 18
- sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 19

La visita del parco con la mostra Messer Tulipano è libera e può avere una durata variabile a seconda degli interessi e delle esigenze dei visitatori.
Per la XVI edizione di Messer Tulipano, accanto all’incredibile fioritura di oltre 75.000 tulipani e narcisi nel parco con un piantamento di bulbi rinnovato ogni anno sia nella varietà che nel colore, la mostra ospiterà anche un’esposizione nell’Orangerie dal titolo “Alla maniera di Arcimboldo” che, ispirandosi all’opera del pittore cinquecentesco Giuseppe Arcimboldo, coniugherà la creatività e la straordinaria ricchezza di forme e colori del mondo vegetale con tavole allestite e abbinate alle riproduzioni dei quadri di Arcimboldo “Le quattro stagioni” fatte di frutta e verdura vere. Inoltre la sezione “Cibo…da indossare” proporrà abiti, cappelli, cinture, scarpe, borse, gioielli e altri accessori rivisitati e presentati con materiali commestibili da artisti, scuole floreali e appassionati creativi.
Nel parco si potranno ammirare esempi di “Giardini da gustare” cioè orti-giardino con verdure, ma anche fiori, foglie ed erbe; nella serra francese, sarà sviluppata un’esposizione dedicata alle “piante del mondo”, oltre 150 piante e fiori che rappresentano i 5 continenti, selezionate con l’aiuto di esperti botanici.
Si potrà inoltre approfittare dell’ampia zona shopping dedicata al giardinaggio e alle eccellenze enogastronomiche del territorio, da scoprire anche nel corso di golose degustazioni.

articolo tratto da www.castellodipralormo.com ; immagini tratte da www.wikipedia.org

Alessia Piccoli