martedì 21 luglio 2015

Da LaZampa - Ecco tutto ciò che c’è da sapere sulle odiate zanzare, incubo di ogni estate

C’è un insetto più antipatico della zanzara? In «Zanzare», il secondo romanzo di William Faulkner, ambientato su un panfilo che naviga sulle acque di un lago, gli esseri umani appaiono frenetici, assurdi e fastidiosi come le zanzare che li pungono. Spesso senza far rumore, questo insetto atterra sulla nostra cute e pratica un foro con la sua proboscide. L’effetto è un prurito insistente. Come ha scritto Karl von Frisch, uno dei maggiori studiosi d’insetti, noi uomini dobbiamo astrarci dall’idea di essere i primi attori sul teatro della Terra e di pensare che ogni cosa sia al nostro esclusivo servizio. Lo zoologo austriaco asserisce che anche i più modesti esseri viventi sono equipaggiati con la medesima cura dell’arrogante razza umana per affrontare la lotta per l’esistenza.
SI NUTRE DEL NOSTRO SANGUE 
La fastidiosa zanzara possiede organi di volo di grande perfezione; ha due sole ali, quindi appartiene ai ditteri. Così come noi appena vediamo il cibo ci viene l’acquolina in bocca, la zanzara all’attacco appare dotata di ghiandole per la salivazione: praticata la ferita nella nostra pelle, emette una gocciolina di liquido tossico che provoca l’irritazione della cute; le serve per produrre un’infiammazione locale, dovuta alla dilatazione dei vasi sanguigni: intensifica l’afflusso del sangue. Il veleno provoca dolore, ma è utile ad attingere quel nettare che è il nostro sangue. Tutto questo perché il suo apparato succhiatore è troppo sottile per infilarsi a fondo nella pelle. Inoltre, la goccia di liquido irritante ha l’effetto di impedire che il sangue si coaguli. Le zanzare non sono così vecchie come altri insetti. Sono apparse solo 35 milioni di anni fa e la loro alimentazione è specialistica: si nutrono di sangue, quello animale a sangue caldo. Non fanno troppe distinzioni: il nostro sangue vale quello di una mucca o di un uccello, per cui, pur sentendoci perseguitati, non siamo i loro unici fornitori. Per fortuna sono i soli insetti che si alimentano con il sangue, fatta eccezione dei tafani ematofagi. A succhiare, però, sono sempre e solo le femmine, poiché, sia i tafani maschi sia le zanzare maschio non colpiscono gli esseri viventi. La ragione è semplice: il sangue serve per far raggiungere la maturazione alle uova, altrimenti si nutrono di sostanze zuccherine. Nel mondo degli insetti i maschi sono dediti quasi esclusivamente alla riproduzione. Quelli delle zanzare vivono poco, dai sette ai 15 giorni, mentre le femmine da uno a cinque mesi, poiché sono capaci di svernare entrando in una sorta di letargo in attesa di un clima migliore.
TUTTA COLPA DELLE FEMMINE 
Tra gli insetti il maschio viene immolato per salvaguardare la sopravvivenza della specie. Il caso più famoso è quello della mantide religiosa, di cui parla Roger Caillois ne «Il mito e l’uomo»: durante la copula morde il maschio, quindi lo decapita e lo divora a i pezzi; pare che da qualche tempo i maschi di questa specie prendano la cautela di portare con sé un piccolo dono alimentare, una preda da porgere alla femmina con cui si uniscono, al fine di distrarla. In realtà, la mantide mangia il maschio perché ha subito bisogno di un buon pasto proteico. La zanzara è un flagello per le malattie che trasmette: malaria, febbre gialla, dengue, encefaliti; inoltre, rende inabitabili intere regioni del globo. In Italia ci sono 60 specie di zanzare, ricorda il biologo Marco Di Domenci in «Italiani pericolosi»: 12 sono le Culex, nome della specie più diffusa; tre le Anopheles, che veicolano la malaria, poi ci sono le Aedes, cui appartiene la zanzara tigre e la «zanzara coreana», Aedes koreicus, ultima arrivata, segnalata nelle zone montane del Bellunese. Entrambe sono probabilmente giunte dall’Oriente per nave, dentro dei copertoni, anche se si suppone che gli aerei siano un ottimo veicolo per far migrare insetti da una parte all’altra del mondo.
L’ACQUA PER RIPRODURSI 
Le zanzare sono un flagello anche per via della capacità di riproduzione: una femmina genera 300 uova; poiché il ciclo vitale è di sette giorni e, dato che si riproducono dopo due giorni dalla nascita (larva, poi pupa, quindi insetto), da una zanzara possono nascere 250 milioni di miliardi di zanzare nell’arco di otto mesi. Per nostra fortuna c’è la darwiniana lotta per la sopravvivenza: pipistrelli, rondini, altri insetti. La zanzara, il cui nome italiano è di origine onomatopeico, è una specialista dell’acqua; dove c’è, e ci sono batteri, lei appare. Senza l’acqua non si riproducono; basta un sottovaso o un barattolo abbandonato. Sono in grado di colonizzare anche le acque più povere di ossigeno. Partono dall’acqua e lì tornano, per questo sono diventate le nostre compagne inseparabili.
SENTONO IL NOSTRO ODORE 
Ma come fanno a individuarci? Grazie ai sensilli; percepiscono le vibrazioni e i cambiamenti di pressione con i recettori antennali; con gli ocelli, i loro «occhi», diciamo così, vedono le radiazioni infrarosse prodotte dal nostro corpo, sentono l’anidride carbonica che emettiamo. Colgono il nostro odore anche a distanza di 70 metri. Per colpire il bersaglio mettono in azione i ricettori del calore e dell’umidità. Speriamo solo che non le stiano studiando in qualche centro di ricerca bellica, perché, se la loro tecnologia verrà trasferita ai droni, insetti tecnologici, sarà fatale per chiunque sarà preso di mira da loro.

articolo tratto da http://www.lastampa.it

Alessia Piccoli

domenica 19 luglio 2015

Rivoli

Storia

Cerniera tra il paesaggio naturale, umano e storico del mondo padano e quello alpino, l’area di Rivoli occupa la testata della collina morenica nata dalle glaciazioni Mindeliana e Rissiniana (fino a 355.000 anni fa). Abitata nei luoghi elevati già nel Medio Neolitico (ritrovamenti di asce, coppelle, petroglifi), la zona conosce poi l’occupazione dei Taurini, tribù di ceppo celto-ligure che crea embrionali forme urbanizzate. Ancora graduale ma densa di progettualità, si fa l’antropizzazione con i romani: nel I sec. a. C. la zona che giunge fino ad fines (confine con i territori di Re Cozio, l’attuale Drubiaglio, in territorio di Avigliana) viene popolata e divisa in poderi da coloni centroitalici, e poi annessa alla XI Regio augustea, capoluogo Augusta Taurinorum (Torino).Per Rivoli passa la Strada delle Gallie, che si diparte da Porta Secusina per inoltrarsi fra le Alpi: lungo essa, come attestano quasi due secoli di ritrovamenti archeologici, si sviluppano densi gli insediamenti umani. E non appena, con l’incrinarsi della solidità dell’impero, la sua importanza commerciale vien scalzata da quella strategico militare , il territorio di Rivoli vede frequenti passaggi di eserciti ed è teatro nel 312 della battaglia fra le truppe di Costantino e Massenzio. La transizione dal Tardo Antico al Medio Evo vede in loco il potenziamento delle strutture difensive al vecchio limes (confine) ed il congelarsi delle attività agrarie nella economia chiusa del latifondo. Anche lo stanziamento longobardo (568), con l’esercizio delle armi e il disinteresse per l’agricoltura, si sovrappone in modo parassitario alle vecchie strutture economiche senza intaccarne il modello. A riprova, la scarsa incidenza di toponimi germanici e il persistere di quelli che designano in forma permanente il nome del proprietario del fondo (Iuliascum, Maliascum, Lisiniascum, ecc.).Dalla fondazione dell’avamposto dell’Abbazia di Novalesa (726) alla definitiva vittoria delle Chiuse sui Longobardi (773), i Franchi di Carlo Magno introducono il controllo di conti e marchesi (X sec., con la famiglia degli Arduinici). Sorgono ben presto contrasti tra i Vescovi di Torino e gli Arduinici per interessi di patrimonio fondiario, al punto che nel 996 il vescovo Amizone si fa confermare dall’imperatore Ottone III il possesso della curtis di Rivole, il cui nome rinvia alla posizione elevata sulle ripulae (rive) della Duria Minor, la Dora Riparia. I poteri a Rivoli fra Alto e Basso Medioevo sono ripartiti fra vescovado, Capitolato Cattedrale e monasteri (S. Michele della Chiusa, Novalesa): intorno all’organizzazione politica, religiosa ed economica delle pievi (chiese battesimali rurali) da essi controllate, si aggregano (X-XI sec.) insediamenti sparsi, che in gran parte continuano quelli tardo-antichi: Marconada, Govone, Collo Conziato, Ovorio, S. Martino ai Campi, Lisignasco, S. Salvario, Maiasco, San Paolo, Deserti, Divilliana e altri, dominati da un castrum alla sommità della collina. Ai piedi del Castrum si sviluppa un piccolo burgus dal tessuto viario ortogonale: del XIII secolo è l’espansione del Borgo Nuovo. Intorno alle famiglie locali prendono forma gli organi rappresentativi del Comune, che segnano l’arretramento del potere vescovile in favore dei Savoia.Le basi della struttura politica e sociale della Rivoli moderna vengono poste col riconoscimento dei Savoia come nuovi Signori del Castello (1247) e con la consacrazione della grande chiesa urbana di Santa Maria della Stella (1299). Lo spazio urbano è nei secoli XIV-XVI cinto da mura e fittamente edificato a dimore turrite; la campagna circostante, adibita a pascolo, colture cerealicole e viticole, conosce un sensibile progresso con la costruzione della Bealera di Rivoli, importante canale irriguo tracciato nel 1310.Le presenze di corte al Castello sono molto frequenti con Amedeo VI "il Conte Verde" (1334-1383), che vi convoca il Consilium Principis. La prima metà del Cinquecento vede la guerra per la successione al Ducato di Milano tra la Francia ed i Savoia: l’abitato è messo a sacco più volte e assoggettato al ferreo giogo francese. Dall’altro canto la città è spopolata dalle pestilenze del 1563 e del 1629-30 e flagellata negli anni 1690-96 dalle scorrerie delle truppe coinvolte nella guerra di Successione Spagnola.Nel 1713 col trattato di Utrecht, Vittorio Amedeo II è creato Re di Sicilia (poi di Sardegna) ed il territorio viene disseminato di simboli tangibili della centralità del nuovo stato assoluto: la costruzione dello stradone di Francia che collega direttamente Rivoli con la capitale viene coronata dalla progettazione d’un nuovo, più sfarzoso palazzo sulle ceneri di quello distrutto.Dopo la parentesi napoleonica, la Restaurazione (1814) ripristina antichi equilibri. Il collegamento con Torino viene regolarizzato dal 1835 tramite omnibus e poi con con la Ferrovia Economica Colli (1871, elettrificata nel 1910).Con lo sviluppo industriale della prima metà del Novecento, la durevole staticità demografica è risucchiata in una vera e propria impennata e nel secondo dopoguerra la crescita urbana a macchia d’olio risponde a un esponenziale incremento di popolazione con intensi movimenti migratori da altre regioni italiane.

articolo tratto da http://www.comune.rivoli.to.it

Alessia Piccoli

martedì 14 luglio 2015

Da Canile di Bibiana - L'amore unico e speciale di un animale disabile non vedente

E’ nata una nuova campagna della Lega Nazionale per la difesa del Cane per l’adozione di un cane disabile. Questa speciale iniziativa, dal nome “Mi affido a te”, nasce infatti per sensibilizzare e promuovere l’adozione dei cani che la Lega ama definire diversamente abili, perchè la loro diversità li rende straordinari. Il CANILE DI BIBIANA facendo parte della Lega Nazionale per la difesa del cane aderisce a questa bella iniziativa. Infatti le persone ritenute idonee all’adozione di uno di questi cani speciali ospiti dei rifugi di Lega Nazionale per la Difesa del Cane riceveranno una fornitura di cibo gratis per un anno offerto da SANYPet – Forza 10 e se la patologia lo richiede, i medicinali gratis per tutta la vita dell’animale. Un aiuto concreto e prezioso per chi deciderà di aprire il proprio cuore a un nuovo amico. Vieni in canile ti aspettiamo !! infotel CANILE DI BIBIANA 0121.590540

articolo tratto da http://www.canilebibiana.it ; immagine tratta da www.wikipedia.org

Alessia Piccoli

 
 

sabato 11 luglio 2015

Torre Pellice

La storia

Torre Pellice deve il nome alla torre edificata sulla collina, oggi detta del Forte, intorno all’anno Mille.La storia di Torre Pellice, dal XIII secolo feudo dei Rorenghi, un ramo della famiglia dei Conti di Luserna, è strettamente legata alle vicende della valle e del popolo valdese. Già agli inizi del XIII sec abbiamo testimonianza dell’esistenza in valle di numerose famiglie aderenti al movimento valdese, sorto in Francia nel XII secolo ad opera di Pietro Valdo.Con l’adesione dei Valdesi alla Riforma Protestante (1532), il territorio diviene luogo di scambi religiosi e culturali a livello europeo.
Dal XVI al XIX secolo Torre è pesantemente colpita dalle persecuzioni antivaldesi. Particolarmente cruente quelle del 1655, ricordate come Pasque Piemontesi, quando le armate dei Savoia saccheggiano il paese (su 295 famiglie, 279 sono valdesi) e quelle del 1686 dopo la firma, da parte del duca Vittorio Amedeo II, dell'editto di Fontainebleu (a seguito della revoca dell'Editto di Nantes); il duca impone l'espatrio o il massacro: i seguaci di Valdo decidono di restare e organizzano la difesa (21 aprile - 15 maggio) contro 8500 soldati savoiardi e francesi. A settembre i Savoia sono costretti a scendere a patti con i ribelli concedendo l’espatrio in Svizzera. Ma il desiderio dei Valdei è quello di tornare nelle Valli; “Il Glorioso rimpatrio” avviene tra il 1689 e il 1690, grazie al pastore Enrico Arnaud.Nella seconda metà del XVIII secolo ha inizio il processo di industrializzazione.Sotto il dominio napoleonico cessa ogni forma di discriminazione religiosa, Torre Pellice diventa un importante centro di cultura.Dopo la caduta di Napoleone (1815) tornano tempi difficili per i valdesi, ma finalmente, il 17 febbraio 1848, re Carlo Alberto firma le "Lettere patenti" con le quali si concede ai Valdesi la libertà civile e politica; seguono grandi feste nelle valli e da allora ogni anno, la sera del 16 febbraio, le montagne delle Valli valdesi si illuminano di falò per ricordare la raggiunta libertà.
L'Ottocento vede in Torre il consolidarsi dell'industrializzazione, con un deciso aumento demografico: da 2343 abitanti nel 1819, a 6000 agli inizi del 1900. Il paese si espande sul territorio, crescono anche le attività commerciali. Nel 1882 viene realizzata il collegamento ferroviario Pinerolo-Torre Pellice.L'industrializzazione ha conseguenze anche nel tessuto sociale; il ceto operaio è numeroso e ben organizzato.Nel 1920 nasce a Torre la prima sezione del Partito fascista e nel 1926 il Consiglio Comunale è costretto a dare le dimissioni. Ma i cittadini di Torre e della Valle sono prevalentemente antifascisti ed hanno modo di dimostrarlo durante la Resistenza. Tra il 1940 e i 1942 un gruppo di giovani studenti, operai e contadini di orientamento antifascista, si riunisce periodicamente ed entra in contatto con ambienti antifascisti di Torino e di Milano.A poche ore dall’annuncio dell’armistizio nascono i primi nuclei partigiani, viene così scritta un’altra pagina gloriosa della storia valligiana, coerente con lo spirito di libertà e di democrazia che ha sempre contraddistinto la comunità locale.Oggi la cittadina, definita da Edmondo De Amicis la “Ginevra Italiana”, è una realtà dinamica e di forte interesse turistico che eccelle per le attrattive naturali, storiche, culturali, artistiche, culinarie e sportive.

articolo tratto da http://www.comune.torrepellice.to.it

Alessia Piccoli

lunedì 6 luglio 2015

Da ANPANA ONLUS - Brescia, denunciano ubriaco per maltrattamento di animali

Le Guardie Ecozoofile ANPANA di Brescia, e la Polizia Locale del Comune di Rezzato, denunciano ubriaco per maltrattamento di animali e aggressione a Pubblico Ufficiale.Nel Comune di Rezzato un soggetto ubriaco trascinava con la sua bicicletta un cane jack russell, lo strattonava con il guinzaglio, per tanto immediato l'intervento del Vice Comandante Territoriale Osvaldo Casella, che è stato costretto a richiedere l'intervento della Polizia Locale in quanto il soggetto ubriaco, oltre che assalire verbalmente la Guardia ANPANA, tentava di colpirlo con la bicicletta.Visto lo stato di alterazione causato dall'alcol, e l'atteggiamento aggressivo dell'uomo e le condizioni con il quale lo stesso stava trattando il povero cagnolino, si è proceduto a denunciarlo per resistenza e aggressione a pubblico ufficiale nonché per maltrattamento di animale.

articolo tratto da http://www.anpana.it ; immagine tratta da www.wikipedia.org

Alessia Piccoli





 

sabato 4 luglio 2015

Bibiana

Cenni storici

Bibiana (anticamente Bubiana) ha origini romane: sarebbe stata fondata, a metà del 1° secolo dopo Cristo, da un certo Bubius, un capitano degli eserciti romani che colonizzarono le vaste aree pedemontane ove essa oggi sorge.In epoca carolingia essa fu concessa ad Arduino Conte di Torino, quindi fu infeudata ai Manfredi - Luserna.La prima documentazione storica di Bibiana è data da un atto del 1027 del "cartario di Cavour" che designa la località col nome di Villa Bibiana.Nel 1259 passò sotto la signoria dei Savoia - Acaja.Al 1335 risale la grandiosa costruzione delle mura di cinta che circondavano tutto il territorio comprendente il castello di Castelfiore e le decine di case ai piedi della collina.Bibiana contava allora poche centinaia di abitanti, non così pochi se si pensa che Torino ne contava solo 5.000.Poi, per secoli, epidemia di peste causò molte vittime; il 22 settembre 1592 le soldatesche francesi del Lesdiguierès scesero dal Monginevro e con furia distruttrice si avventarono su Bricherasio, Cavour e Bibiana, ove rovinarono case, mura e l'antico castello dei Luserna di Castelfiore.Altre morti, distruzioni e saccheggi un secolo dopo: il 7 novembre 1690 le truppe francesi capitanate dal generale Catinat rovinarono case e chiese e bruciarono il prezioso archivio storico della chiesa di San Bernardino.Avvenimento di rilievo nella storia di Bibiana è il soggiorno del Duca di Savoia e futuro I° Re di Sardegna Vittorio Amedeo II°: nel 1706 in piena guerra di successione spagnola il duca, lasciata Torino assediata dai francesi, fu ospitato nel convento di Castelfiore il 7 e il 25 Luglio. Ivi, recatosi sul vicino colle di San Bernardo per ispezionare la pianura sottostante, avrebbe pronunciato il solenne voto di far erigire la basilica di Superga se Torino fosse stata liberata.
Al '700 risale la costruzione certamente su insediamenti precedenti, delle numerosissime cascine che con la loro caratteristica architettura costellarono tutto il territorio di Bibiana, specie la prospera pianura coltivata da secoli con passione e tenacia: esempi di capacità, di iniziativa e di sicuro progresso economico e sociale dei bibianesi, malgrado le ripetute distraziate vicende storiche. Per secoli, distruzioni e ricostruzioni: contrasti tra le politiche distruggitrici dei potenti e la costruttiva tenacia dei sudditi.La tranquilla secolare fedeltà a casa Savoia terminò con la guerra di liberazione. Il territorio di Bibiana fu sede di sanguinose vicende belliche con atti di valore e tragiche morti.
Oggi Bibiana è un paese tranquillo e vivace, in grado di offrire un piacevole e interessante soggiorno.

articolo tratto da  http://www.comune.bibiana.to.it

Alessia Piccoli